San Marino, editoriale. Adesso per dialogare manca l’Iva
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Lunedì 10 Marzo 2014

 

di Loris Pironi

 

Con l'entrata in vigore dal 1 di gennaio dell'accordo contro le doppie imposizioni tra Italia e San Marino e la ratifica da parte del MEF dell'uscita, del Titano, dalla propria lista nera, sono stati compiuti due enormi passi avanti. Parlando di fronte alla platea dei presidenti delle Banche di Credito Cooperativo della Federazione dell'Emilia-Romagna, il Segretario di Stato alle Finanze Claudio Felici ha annunciato di confidare che a breve verrà sancito anche il Memorandum d'Intesa tra Banca Centrale di San Marino e Bankitalia che è di fatto l'ultimo vero vincolo a tener racchiusi, negli angusti vincoli del territorio del Monte Titano, gli istituti di credito sammarinesi. San Marino oggi ha una normativa in materia di trasparenza e antiriciclaggio adeguata agli standard internazionali, può vantare rete di tutto rispetto di accordi bilaterali con nazioni di mezzo mondo. E altri accordi secondari con l'Italia sono stati firmati e attendono la ratifica da parte del Parlamento di Roma. Senza mai aver messo a rischio la propria sovranità – anzi, avendola rafforzata, – oggi la nostra Repubblica è dunque allineata quasi del tutto con il resto d'Europa. Ciò che manca ancora all'appello è l'abbandono definitivo all'anacronistico sistema di imposta monofase per l'introduzione di una più moderna imposta sul valore aggiunto che consenta agli operatori non sammarinesi di comprendere facilmente le dinamiche che regolano i rapporti commerciali con il Titano e di dialogare serenamente – parlando la stessa lingua – con gli operatori di San Marino. Quando questo avverrà davvero si potrà dire che l'ultimo ostacolo, l'ultima barriera ad un dialogo commerciale davvero efficace, sarà stato abbattuto.