Editoriale. San Marino, la Legge per lo Sviluppo? La grande vergogna
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Giovedì 20 Marzo 2014

 

di Loris Pironi

 

Allibiti. Allibiti abbiamo seguito, nei giorni scorsi, passo passo il dibattito in Consiglio Grande Generale. E così attoniti siamo rimasti quando abbiamo capito quale sarebbe stato l'inevitabile epilogo dell'approvazione del decreto relativo alla Legge Sviluppo. Del resto era assai difficile da credere al delitto che si stava consumando nell'Aula dove dovrebbero albergare i migliori spiriti della Nazione.

Due giorni di dibattito, di modifiche e integrazioni forzate al testo dai banchi della maggioranza, di melina e ostruzionismo innescati dall'opposizione – due giorni per un Decreto! – che hanno portato all'inevitabile conclusione della sua decadenza.

Tre mesi non sono bastati per dare il là a quel provvedimento normativo, figlio della concertazione con le parti sociali, sia pure poi mediato (al ribasso ovviamente) e depotenziato in aula consiliare, che avrebbe dovuto "accendere" lo sviluppo, per far ripartire l'economia e l'intero Paese. Tre mesi non sono stati sufficienti per dimostrare che la politica, a San Marino, può anche essere interesse spassionato per la cosa pubblica al di sopra di tutto, degli interessi personali e di parte, del desiderio di mandare al tappeto gli avversari politici nel momento in cui – per un motivo o per l'altro – finiscono per abbassare la guardia.

Chiariamo subito. La decadenza del Decreto Sviluppo non porterà conseguenze negative, perché il Governo ha immediatamente provveduto a porre rimedio presentando un nuovo Decreto che avrà validità per altri tre mesi e garantirà la piena operatività del provvedimento, con le inevitabili rassicurazioni sul fatto che questa volta si tornerà in aula molto prima della scadenza. Però la decadenza in sé rappresenta un momento molto basso per la politica sammarinese, tutta quanta, maggioranza e opposizione. La sconfitta invece è una sconfitta per tutto il Paese. Che malgrado tutto si aspetta sempre dalla propria classe dirigente uno sforzo a crescere, a progredire, e che invece finisce sempre ad ammirare, con l'amaro in bocca, le rovine rimaste sul terreno.

La decadenza del Decreto Sviluppo è una delle pagine più brutte della storia politica recente. Si è parlato inoltre del fatto che il provvedimento avrebbe "già destato l'interesse di alcuni investitori". Intanto li vorremmo vedere e conoscere, questi investitori, perché di fronte a una simile caporetto politica è davvero difficile credere a qualsiasi cosa, e poi il passato ci ha insegnato tante cose, ma di certo non più a credere a certi messaggi.

Ai giochini di convenienza, agli inciuci per favorire gli amici degli amici, alle gabole e alle vere o presunte regalie, alle trappole politiche, francamente, ormai ci avevamo (tristemente) fatto l'abitudine. Ma lo sfregio - più morale che fisico, ma poco importa - che il Parlamento sammarinese, la più alta delle Istituzioni della Repubblica, ha inferto al Paese tutto e alla sua economia negli ultimi giorni, questa è una ferita che ben difficilmente potrà rimarginarsi.