Editoriale: La logica del coraggio e dell’onestà
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Venerdì 27 Giugno 2014

 

di Loris Pironi

 

Alla logica del declino occorre contrapporre la logica del coraggio e dell’iniziativa.

Noi ripartiamo riprendendo (estrapolandolo, per la verità, dal suo contesto europeista) uno dei passaggi più significativi dell’intervento del Presidente Giorgio Napolitano, nel corso della sua visita di stato a San Marino.

Ripartiamo da qui perché riteniamo si tratti di un messaggio che, pur non parlando specificatamente del Titano, calza alla perfezione con i sentimenti e le necessità odierne.

Lo scoramento tangibile dopo anni di crisi senza respiro, così come un certo disfattismo in conseguenza all’incapacità della politica di mostrare risultati che concretamente dimostrino che è stata voltata pagina, rappresentano un fattore. Un fattore importante, quasi decisivo, che rischia di trascinare a fondo il Paese.

Ci sono, invece, energie positive, che si possono liberare. Che si devono liberare, perché altrimenti non è possibile ripartire.

Occorre credere nel futuro, e credendo, agire. Agire per il bene di questa Repubblica anche compiendo scelte coraggiose, difficili, magari in controtendenza. Occorre guardare in alto, e soprattutto guardare lontano, mettendo però una mattonella dopo l’altra in modo da lastricare una strada che ci può portare lontano. San Marino deve ripartire dall’Italia. Deve ripartire dalla ritrovata stabilità nei rapporti, puntando su quei progetti comuni che sono stati citati a più riprese lo “storico” 13 giugno scorso, e sugli accordi firmati e ratificati che devono rappresentare il nuovo punto di partenza nello sviluppo economico. San Marino deve ripartire dall’Italia, sì, ma per poi superarla. Per non essere dipendente da un rapporto monogamico, che in economia rappresenta un limite per definizione. Deve rafforzare il clima di amicizia, fiducia e cooperazione perché è indispensabile dopo anni di vicende negative, di campagne denigratorie. Dopo anni trascorsi a fare pulizia di tutti gli scheletri accumulati nel tempo negli armadi polverosi. Ne ha parlato, in un’intervista rilasciata proprio a Fixing la scorsa settimana, il Presidente dell’Associazione Nazionale dell’Industria Sammarinese, Emanuel Colombini, chiedendo allo stesso Presidente Napolitano di cominciare o ricominciare a considerare il Titano un’opportunità e non un problema, di non vedere un possibile elemento di concorrenza l’attrazione degli investimenti a San Marino - quando davvero questi giungeranno - perché le ricadute benefiche giungeranno su entrambi i territori. Poi però San Marino deve anche riuscire ad andare oltre.

Deve puntare a internazionalizzare, contribuendo alla crescita delle proprie imprese. Semplificando gli scambi con l’Unione Europea grazie anche a accordi più stringenti nell’ambito del tanto decantato Accordo di Associazione. Deve diventare più attrattiva per gli investimenti esteri promuovendo il proprio sistema oltre confine. Valorizzando le norme già approvate (la Legge e il conseguente Decreto Sviluppo, ad esempio, ma anche la Legge sulle licenze che oggi permette di aprire un’attività in appena 24 ore), semplificando ulteriormente il proprio quadro normativo interno. Combattendo e vincendo la battaglia contro la burocrazia, che è più una battaglia socio-culturale che di leggi e regolamenti.

Abbiamo lasciato per ultima - volutamente - una questione cruciale. Che travalica tutte le altre. I cittadini sammarinesi stanno seguendo dai media gli elementi che, alla spicciolata, emergono dalle cronache giudiziarie relativamente al Conto Mazzini. Si tratta di un fenomeno la cui portata è ancora indefinita, ma che consente - ahinoi - di parlare senza tema di smentita di un problema morale. Quanto emerso in questi giorni è un quadro desolante, su cui la magistratura deve fare chiarezza senza lasciare angoli d’ombra. Ipotizzare responsabilità della classe politica in un sistema che pare ramificato e inserito in profondità nel tessuto sociale ed economico sammarinese oggi è sin troppo facile. Il primo passo, a prescindere da tutto, dovrebbe essere l’inserimento quanto più rapido possibile nell’agenda del Governo dell’annunciata riforma della legge degli appalti, che è e resta un guazzabuglio tra le cui pieghe è sin troppo facile per i furbetti inserirsi a proprio vantaggio e a decrimento di tutte le imprese sane del territorio.

Tornando al Conto Mazzini, invece, a questo punto possiamo solo auspicare celeri conclusioni dell’inchiesta giudiziaria. Per poi poter iniziare una pagina nuova.