Editoriale: “Primo, rispettare gli impegni”
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Martedì 22 Luglio 2014

 

di Loris Pironi

 

La politica sammarinese deve ritrovare credibilità.

Per farlo, i grandi fronti su cui deve lavorare, e lavorare sodo, sono due.

Il primo naturalmente è quello delle inchieste giudiziarie, delle Commissioni d’Inchiesta, dei piccoli e grandi scandali del passato che sono venuti fuori e probabilmente continueranno ad affiorare, soprattutto se la magistratura sarà messa in condizione di lavorare al meglio. Perché purtroppo con il proprio passato prima o poi si deve sempre fare i conti.

Il secondo “filone”, se così si può dire, è l’incapacità palese della politica di rispettare dei termini precisi che la politica stessa si detta. Attenzione: non stiamo parlando di proclami e annunci, “alla Renzi” tanto per essere chiari. Qui ci riferiamo a impegni precisi messi nero su bianco, inseriti in documenti ufficiali. La scorsa settimana avevamo sollevato la questione della “promessa” non mantenuta relativa alla riforma della normativa degli appalti, che doveva giungere a compimento entro il 30 giugno 2014. Era scritto nell’ultima Finanziaria, ma il testo non ha neanche incominciato una parvenza di iter. Per scrupolo siamo andati a spulciare la stessa Finanziaria e abbiamo scoperto che la data del 30 giugno era lo spartiacque per tutta una serie di provvedimenti. Che puntualmente, non sono stati adottati.

Ne citiamo un paio, i più importanti. Articolo 18: dismissione attività non strategiche. Il Congresso di Stato doveva realizzare e presentare in Aula uno studio sulla dismissione e l’eventuale assegnazione ai privati delle attività della PA considerate “non strategiche”. Stessa dead line per il Decreto Delegato che (art. 44) doveva portare a una riduzione “non inferiore ai 2 milioni di euro” per ridurre il costo complessivo del personale dipendente del Settore Pubblico Allargato, peraltro previo confronto con le organizzazioni sindacali. E se il Decreto per la sospensione dei mutui alle famiglie in difficoltà è arrivata subito dopo il tempo massimo (la data è quella del 4 di luglio) ma comunque è arrivata, in compenso il Decreto sul regime transitorio della riforma tributaria per quanto riguarda la SMaC ha prolungato lo status quo sine a fine anno, nell’impossibilità di entrare a regime rispettando i tempi.

Qui la chiosa è sin troppo scontata: sino a quando la politica non riuscirà a rispettare gli impegni che si prende, non potrà pretendere di riconquistare un barlume di fiducia nei cittadini che è chiamata a amministrare e servire.