Editoriale: politica, un 2015 di grandi impegni
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Mercoledì 24 Dicembre 2014

 

di Alessandro Carli

 

Si sta chiudendo un anno "tosto", molto più di quanto ci si potesse immaginare. Certo, qualche buon risultato è stato portato a casa, come ad esempio l'uscita della black list, ma molto ancora deve essere fatto. Le aspettative dell'uscita dalla crisi di 12 mesi fa (o perlomeno di un suo morso meno profondo nell'economia del Paese) non si sono rivelate veritiere. Le speranze erano tante, specie nella seconda parte dell'anno. Speranze deluse che, si spera, possano trovare una risposta positiva per il 2015.

Vi è però un numero maggiore di imprese che ha reagito ed ha iniziato a recuperare fatturato e lavoro e questo è un dato davvero incoraggiante.

La questione morale ha drammaticamente investito il Paese, bloccando di fatto il rilancio del sistema (le idee dei privati, per trovare applicazione, devono avere l'avvallo della politica). Il Governo – questo l'impegno che dovrà assumersi responsabilmente già dai primi giorni del nuovo anno – ha sul piatto moltissimi temi caldi: alcuni interni come ad esempio la riduzione della spesa, e altri che guardano verso l'esterno. All'orizzonte si stagliano nuove sfide, in particolar modo quelle legate agli accordi internazionali: con l'Italia per stringere ulteriormente la collaborazione sulle diverse materie economiche trattate, per avviare una decisa nuova fase di sviluppo, a partire dal memorandum con Bankitalia e con l'Unione europea.

Tra i cantieri aperti, non possiamo dimenticare poi l'accordo di associazione con OCSE e Moneyval.

Altro capitolo di primaria importanza, quello che riguarda lo scambio di informazioni automatico, che partirà di fatto nel 2017 ma che già dal 2015 e ancora di più nel 2016, a ridosso della scadenza, avrà la sua influenza.

Cerchiamo di essere ottimisti e di guardare il bicchiere mezzo pieno. L'auspicio è che i mercati internazionali inizino una fase di miglioramento, con ripercussioni positive e interessanti anche sul sistema locale.

E' chiaro che per riuscire a trovare una strada che porti al rilancio, la Repubblica di San Marino deve risolvere i problemi legati alla politica, alla quale chiediamo tracci con forza e in maniera decisa una linea netta sul passato e che metta in campo proposte nuove per il futuro del Paese. A partire dagli investimenti privati – commercio, turismo, industria e servizi - che devono essere favoriti rispetto al solito intervento diretto dello Stato.

Solo così, unendo la volontà politica alle energie delle imprese, lo Stato non fa debito e non alza le tasse, immette sul mercato risorse finanziarie molto più elevate, creando un meccanismo virtuoso che, se condiviso da tutte le parti, può riportare una nuova primavera economica sul Monte.