Editoriale: danneggiata l’immagine del “Titano”
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Martedì 16 Giugno 2015

 

di Alessandro Carli

 

Rarissimamente – per motivi di "taglio" ma anche di tempi (siamo un settimanale ed è impossibile riuscire a correre dietro alle notizie) ci occupiamo di cronaca giudiziaria.

Preferiamo, come i nostri lettori più attenti sapranno, parlare di economia reale, di progetti per il rilancio del Paese, di aziende, di normative che agevolano il "fare" degli imprenditori.

Per una volta però ci prendiamo la libertà di trattare una notizia di strettissima attualità, l'operazione "Titano".

Non vogliamo entrare nei dettagli del lavoro eseguito dalla Questura di Rimini, abile a sgominare un giro di droga e di soldi falsi, bensì nella comunicazione, nell'immagine che "esce" del Monte.

Sempre infatti che i nomi scelti per localizzare la Rupe (San Marino, Titano, eccetera) siano alquanto gettonati, forse a causa di un retaggio storico che fa leva su un luogo comune, quello cioè di abbinare il nome della Repubblica a giri loschi.

L'ANSA scrive che "l'operazione (...)" che ha portato a "29 misure cautelari e circa 40 perquisizioni per droga, armi e altri reati. Arresti anche a Milano, Agrigento, Pesaro ed Ancona", è stata denominata per l'appunto 'Titano' solamente perché "il primo spacciatore individuato è domiciliato a San Marino".

Sinceramente ci sembra un po' poco: una "denominazione" che va a screditare l'immagine del Paese: la Repubblica di San Marino ha conquistato con "lode" di tutti gli organismi internazionali, anche grazie al percorso intrapreso nella trasparenza e nella legalità.

Certo siamo consapevoli che occorre tenere altissima la vigilanza perché i rischi sono sempre elevatissimi come quotidianamente registriamo proprio in Italia.

Però ci sembra superficiale ed irrispettosa per il Paese e per tutti gli imprenditori che si impegnano seriamente per sviluppare imprese ed occupazione.

Non sappiamo (ma possiamo immaginare) che ricadute avrà, in termini di credibilità, questa operazione "Titano".

Crediamo anche che la politica, a questo punto, debba in qualche modo agire, attivare i propri canali diplomatici, e alzare la voce.

Basta – nel mondo dell'informazione – davvero molto poco per vanificare, almeno nell'opinione pubblica, un lungo lavoro di risalita.