Editoriale: rappresentatività, e adesso un’azione di coraggio
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Mercoledì 15 Luglio 2015

 

di Alessandro Carli

 

I toni sono davvero troppo alti. Questa settimana vogliamo fare il punto su un nodo molto particolare, di grande attualità, specie dopo il rinnovo del contratto industria: la rappresentatività. Forse sulla scia dell'entusiasmo, crediamo si sia perduta la bussola: vista la delicatezza (e l'importanza) dell'argomento, è necessario che le parti sociali mettano in campo una maggiore responsabilità. Un dialogo che, come conferma ANIS, deve essere maggiormente ragionato e pesato. "Nella proposta di legge – affermano gli Industriali - non è certamente messa in pericolo la libertà sindacale, anzi, questa viene esaltata perché finalmente resa certa e trasparente. Al contempo auspichiamo finisca presto l'idea dei sindacati autoreferenziali, che possono continuare a fare ciò che vogliono, senza interpellare i destinatari dei loro accordi".

Da quando si sono aperti i tavoli di confronto, le parti hanno lavorato, individuando la direzione più corretta. ANIS e i sindacati (CSU e USL), in occasione della firma del rinnovo del contratto industria, hanno rimarcato l'importanza dei numeri, mettendo sul piatto della trattativa i rispettivi iscritti, confermando così, con questo gesto, di credere fermamente nel principio della rappresentatività.

Insomma, tutti devono legittimamente partecipare ai tavoli del confronto, ma – chiaramente – nel ruolo che gli spetta e che viene legittimato dalle iscrizioni: ognuno cioè per chi rappresenta.

L'argomento ha surriscaldato gli animi: gli strali, in questo periodo, non sono mancati: sono state scomodate addirittura il principio di democrazia quando, nei fatti, si dovrebbe invece parlare di serietà e di coraggio. Coraggio di guardare e di leggere, anche capire, il futuro che cambia. Quello che ieri poteva ancora andare bene, oggi non può più essere accettato. Ci riferiamo, per esempio, alle modalità di finanziamento: non interveniamo sulla "forma" ma piuttosto sulla sostanza. Il silenzio-assenso in vigore sino a poco tempo fa va messo alle spalle per lasciare posto a un contributo volontario, certamente più attuale e adiacente alla realtà: un modo per rendere più autonome e indipendenti le organizzazioni, ma anche per chiarire chi vuole aderire a una OOSS rispetto a un'altra.

Su questo tema ANIS è sempre stata molto schietta, assumendo una posizione contraria al finanziamento pubblico dei sindacati come, purtroppo, tuttora avviene. Va quindi superata la norma che consente i distacchi, in quanto danno fiato al dubbio che tali concessioni possono condizionare l'autonomia dell'organizzazione stessa, ma anche per dare una sforbiciata al bilancio pubblico: i costi che ne derivano sono elevatissimi.

Serve coesione, lungimiranza. Un'azione coraggiosa. Che deve necessariamente essere intrapresa. Il rilancio e la maturità di un Paese passa anche attraverso questi gesti.