Editoriale: San Marino, UE: definire gli obiettivi e ripartire!
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Venerdì 17 Marzo 2017

 

di Alessandro Carli

 

Nei giorni scorsi la Segreteria di Stato agli Affari esteri ha riunito il Gruppo Consultivo Permanente, composto dai rappresentanti degli ordini professionali, delle associazioni di categoria e delle organizzazioni sindacali, che ha il compito di formulare le linee di intervento prioritarie nell'ambito del negoziato in corso con l'UE relativamente ai rispettivi settori di appartenenza e di presentarle al Governo per i seguiti di competenza.

Un percorso, quello di avvicinamento all'Unione Europea, iniziato proprio due anni fa (marzo 2015) e che, nel tempo, ha subito un grosso rallentamento. Ce lo avevano presentato come un progetto tutto sommato abbastanza snello: un anno per intessere l'accordo e poi subito dopo sarebbe dovuta partire la fase di ratifica. A distanza di 24 mesi, dando un occhio al passato, vediamo che i compagni di viaggio dell'inizio (Monaco e Andorra), due Paesi che hanno asset economici diversi da quelli del Titano, e probabilmente anche idee differenti da quelle del Monte, non hanno, in estrema sintesi, la stessa determinazione che invece ha San Marino a concludere l'accordo di associazione con l'UE.

Per guardare in casa nostra, in merito al negoziato per un accordo di associazione, poiché non sono stati esplicitati gli obiettivi (dopo due anni...), occorre che vadano definiti con chiarezza per trattare, ottenere spazi e deroghe che permettano alla Repubblica di superare (finalmente) l'attuale burocrazia nell'interscambio commerciale e avere quindi accesso al mercato unico europeo in maniera molto più libera di oggi preservando comunque l'identità di piccolo Stato rispetto alle quattro libertà fondamentali che puntellano l'Unione Europea. Anche perché, lo ricordiamo, pur non facendovi parte, le decisioni dell'UE incidono – eccome! - sulla Repubblica: si pensi, giusto per fare un esempio, alle normative sull'antiriciclaggio, recepite dal Monte. E potremmo andare ancora avanti...

Di una cosa siamo certi: l'UE rappresenta un'opportunità per l'economia del Paese. Anche per questo la negoziazione deve ripartire. Possibilmente correndo un po' più forte rispetto a quanto fatto sinora.