Editoriale: San Marino, più che stabilità serve unità
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Lunedì 17 Settembre 2018

 

di Alessandro Carli

 

Spending review, pensioni, IGR, sviluppo, stabilità. Cantieri importantissimi, sui quali si decide buona parte del futuro di San Marino e per questo andrebbero portati avanti nella massima condivisione con il Paese, talmente sono delicati.

Si sta parlando di riforme che avranno effetti su tutto il sistema economico e sociale, ma per avere questi effetti occorre costruirle in maniera efficace.

Il Governo, invece, pare dare per scontati gli effetti, a tal punto di permettersi di posticipare (almeno fino ad oggi ha fatto così) gli interventi più importanti, focalizzandosi unicamente sul sistema bancario. E annunciando in questo settore anche uno sforzo economico enorme. Inoltre, sembra quasi che tali interventi vengano trattati dal Governo senza un vero "filo conduttore".

Quello che invece li accomuna è senza dubbio il modus operandi: vengono presentati alle parti sociali in una versione praticamente già definita, quindi senza che le parti sociali possano avere un ruolo attivo per quel che riguarda le modifiche da apportare.

Associazioni che, lo ricordiamo, vivono in prima persona e sul campo tutte le difficoltà che sta vivendo la Repubblica di San Marino.

Insomma, di fronte a una situazione molto preoccupante e che rischia di sfuggire di mano, l'auspicio è che le Associazioni facciano finalmente "fronte comune", e che il Governo riveda questa sua posizione e si apra alle discussioni fornendo tutti quegli strumenti utili a leggere la situazione (i famosi dati), al fine di trovare una soluzione condivisa ed efficace.

Davvero è così complicato ascoltare gli altri attori e realizzare un piano comune?

Quel piano strategico che da anni il Paese attende e che, stante la situazione emergenziale, sia portato avanti dal Governo (ovviamente) insieme alle parti sociali. Una "cabina di regia", in pratica, che responsabilizzi tutti.

Senza questa unità, resta solo la strada dello scontro.