San Marino Fixing, editoriale: quel “50%” che divide i lavoratori
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Venerdì 12 Giugno 2020

COVID-19 TERMOMETRO

 

di Daniele Bartolucci

 

Quando si parla di sacrifici a causa dell'emergenza sanitaria si tocca sempre il tema dell'unità, della condivisione, del "li dobbiamo farli tutti" eccetera eccetera. Poi però, è realmente così? C'è stata la sollevazione popolare per ritenuta di solidarietà alle pensioni superiori ai 1.500 euro al mese, dimenticandosi che le migliaia di persone in cassaintegrazione (o peggio senza lavoro), quelle cifre non le hanno prese per mesi e forse continueranno a non prenderle ancora per un po'. A conti fatti, poi, la ritenuta è minima, praticamente simbolica. Poi c'è il settore pubblico, che è vero che ha subito dei rallentamenti e riduzioni di stipendio (del resto lo stesso Segretario Tonnini, ha quantificato in oltre 2 milioni il "risparmio" dei primi mesi di emergenza sanitaria), ma è anche vero che non è paragonabile alla cassaintegrazione o alla perdita di lavoro. Al netto di questa considerazione forse un po' troppo populista, la possibilità data ai lavoratori pubblici di accedere a un trattamento retributivo ridotto (TRR ordinario) a carico del Bilancio dello Stato anche su base volontaria stona, molto, con l'intenzione dello stesso art. 10 del Decreto 96 che lo ha istituito, che doveva essere "allineare il trattamento dei lavoratori pubblici a quello applicato nel settore privato per fare fronte alla contrazione di operatività dell'Amministrazione e delle imprese ed operatori economici legata all'emergenza di sanità pubblica in corso". Nel privato, per la cronaca, tale possibilità non c'è. E se un lavoratore vuole andare al mare, o stare con i figli può farlo ma con i permessi non retribuiti, ovvero senza venire pagato al 50%.