San Marino Fixing, editoriale: aperti, ma un pochino troppo fermi
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Lunedì 26 Ottobre 2020

 

di Daniele Bartolucci

 

La convivenza con il Covid-19 è la sfida con cui tutti i Paesi si stanno confrontando. Alcuni, almeno guardando i dati, devono ancora uscire dalla prima fase e rischiano seriamente di rimanere invischiati in un limbo fatto di lockdown a macchia di leopardo, restrizioni impopolari e velleità negazioniste. Altri, come l'Italia e San Marino, seppur così diversi per dimensioni, hanno affrontato la prima fase con più senso pratico di quanto ci si aspettasse e possono confrontarsi con le nuove ondate di contagi con qualche sicurezza in più. La differenza, però, non la fanno le nuove imposizioni e i possibili micro-lockdown che il premier Conte sembrerebbe voler attivare "a chiamata", bensì a come ci si sta preparando alla nuova fase e con quali armi. L'Italia, anche se con qualche distinguo anche nella stessa maggioranza, ha praticamente messo le mani sul Recovery Fund e probabilmente anche sul MES: miliardi di euro, tantissimi, che potrebbero arrivare ben presto nel Belpaese. Tutto questo unito a qualche - anche se per ora timida - riforma per rilanciare l'economia (bonus 110% per l'edilizia, Decreto Semplificazioni...). E San Marino? Sul Monte Titano è vero che non c'è stato un lockdown totale come altrove e forse si riuscirà ad evitarne anche in futuro, ma non basta permettere di restare aperti, occorre una spinta ulteriore perché le attività economiche possano lavorare e far lavorare il Paese. Se non c'è Recovery Fund, né MES per San Marino, allora si deve obbligatoriamente agire sulle altre leve: le riforme tanto attese, la sburocratizzazione, il mercato del lavoro... Ma sembra tutto molto fermo.