San Marino vuol davvero entrare in un'UE che punta a un fisco unico europeo?
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Venerdì 09 Dicembre 2011

 

di Loris Pironi


SAN MARINO - Ci siamo chiesti spesso in questi ultimi mesi in quale diavolo di Unione Europea aspira ad entrare la Repubblica di San Marino. Un’Unione squilibrata e impossibilitata a trovare un corretto bilanciamento, un’entità lontana dalla realtà e asservita alle banche e ai banchieri. Una madre pronta a divorare i propri figli, salvo poi collassare subito dopo sotto il proprio peso. La nostra aspirazione è quella di fare parte ad un’Unione Europea che (su pressione della BCE) pretende di privare i singoli stati della propria sovranità nel caso non vengano rispettati i vincoli di Bilancio? È proprio questo il desco a cui San Marino vuole sedersi? Fino a qualche mese fa, siamo sinceri, la nostra posizione era diversa. Un avvicinamento graduale all’UE ci sembrava una strada inevitabile, pur non credendo alle fole dei politici che assicuravano che l’Europa avrebbe rispettato le peculiarità del Titano, pur non credendo che l’Europa fosse esattamente il posto migliore per un piccolo Stato. Oggi però ci stiamo ricredendo. Non perché non abbiamo paura di entrare, proprio adesso, in questo pericolante tempio dell’Euro. Piuttosto perché non ci sembra che siano sani i rapporti innescati negli ultimi tempi tra l’Unione Europea e i singoli Stati.

Ci aggiungiamo il carico dell’ipotesi che sta prendendo corpo in questi ultimi giorni tra la sede dei principali governi e le cattedre degli economisti, l’ipotesi di un fisco unico europeo, che arrivi dopo la moneta unica. Si tratta di un’ipotesi difficile da verificarsi, se non altro perché l’UE è incapace di assumere decisioni forti. Ma se passasse, da sola bastarebbe a mettere una pietra tombale sull’idea di veder entrare San Marino nell’isterica famiglia della UE.

 

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