E' crisi vera: neanche con la birra ci si tira su
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Giovedì 22 Agosto 2013

birra-oktoberfest

 

Adesso (solo adesso?) la crisi è ufficiale. Sì perché c’è un indice incontestabile che suggella questo periodo di difficoltà. A subire una doccia gelata è infatti anche il comparto della birra.

Se non ci si può permettere neanche più un breve momento di gelato conforto - e leggermente inebriante - a tutti i mali di questi tempi, significa che sono davvero dolori.

Il dato riguarda in particolare il calo dei profitti per il colosso olandese Heineken, che nel primo semestre ha registrato una flessione del 17% rispetto allo scorso anno. L’utile resta ragguardevole, 639 milioni di euro, e anche le vendite hanno registrato un modesto incremento, del 3%, a 10,37 miliardi di euro.
Eppure la società, che ha annunciato un dividendo intermedio di 0,36 euro ad azione, ha dichiarato che le condizioni economiche rimangono "difficili", anche perché la crescita è legata esclusivamente al recente acquisto, da parte del gruppo, del produttore asiatico della birra della tigre, la Asian Pacific Breweries. L’Europa, mercato di riferimento, complice anche la fredda primavera che non invogliava a scolarsi una pinta serale, è infatti in contrazione.

Da La Stampa rimbalza inoltre la notizia che se in Olanda non si ride, c’è del pianto anche in Danimarca. E infatti la competitor Carlsberg ha registrato un calo dei consumi del 6% nel mercato dell’Europa occidentale, il più ricco del mondo, con un calo dell’1% di utili a 3,44 miliardi di corone danesi (461 milioni di euro), ben lontano dalle aspettative degli analisti più ottimistiche, quantificabili in 3,55 miliardi di corone. Nel trimestre i ricavi sono stati di 19,64 miliardi.