Continua l'ansia per gli italiani non rintracciati
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Lunedì 18 Gennaio 2010

Non si sono fatti ancora vivi 7 italiani che al momento del terribile terremoto di Haiti si trovavano nell’isola. A questa stima vanno sommati i 2 funzionari Onu e la persona che probabilmente è sepolta sotto le macerie di un supermercato. La Farnesina ha dichiarato che “nuove segnalazioni possano continuare ad emergere anche nei prossimi giorni e non si fermano le ricerche dei nostri connazionali”. Continua la nota dell’Unità di Crisi del ministero italiano “si e' iniziato a definire nuove liste di persone da instradare su diversi vettori a seconda delle destinazioni. Si e' anche discusso delle possibili azioni comuni per recuperare, ai fini del successivo rimpatrio, cittadini europei che si trovano in zone distanti dalla capitale e trovano ancora difficoltà ad uscire dal Paese”.

 
E’ ARRIVATO UN ALTRO AEREO ITALIANO ALLA VOLTA DI HAITI
 
Ha atterrato a Santo Domingo l’aereo della delegazione della Regione Lombardia con un carico di 3 tonnellate di farmaci e telefoni satellitari necessari per garantire le comunicazioni di chi opera sul campo. Con il delegato della Presidenza di Regione Lombardia per i Rapporti internazionali Robi Ronza, sono arrivati in loco anche tecnici e funzionari della Protezione Civile regionale, dell'assessorato alla Sanità e di Infrastrutture lombarde.
Seguirà un secondo volo che porterà nell’isola caraibica 3 tende per i presidi sanitari e 30 brande per il ricovero dei feriti. Insieme alle attrezzature mediche viaggiano anche la seconda delegazione di Regione Lombardia, composta da quattro operatori sanitari a disposizione della Fondazione Rava, un interprete, un tecnico dell’Arpa per verificare lo stato degli approvvigionamenti idrici e il responsabile scientifico della scuola della Protezione Civile della Regione Lombardia. Partirà anche la vice presidente della Fondazione Rava, Maria Chiara Roti. In programma un terzo volo carico di aiuti della Regione Lombardia.
 
 
IN FUNZIONE L’OSPEDALE DA CAMPO TRICOLORE
 
 
Dopo le ricerche di un sito idoneo è finalmente operativo l’ospedale da campo installato dalle autorità italiane. A decidere dove collocarlo se ne è occupato il personale del Dipartimento della Protezione Civile, della Croce Rossa italiana e della Difesa inviato dal Governo e atterrati il 14 gennaio nell'isola caraibica. La struttura si trova a Haiti nella zona di Petionne Ville nei pressi dell’ospedale pediatrico di Saint Damien. L’ospedale da campo si occupa di accogliere e fornire i servizi di prima assistenza ai feriti, è dotato di una sala operatoria e può contare in organico di 20 tra medici e infermieri specializzati in chirurgia d’urgenza. Gli operatori stanno attendendo l’arrivo di altro materiale dall’Italia: strumenti di lavoro, farmaci, aiuti umanitari, potabilizzatori, tende, generatori di corrente, materiale elettrico, brandine e altre attrezzature. Il Capo del Dipartimento della Protezione civile Guido Bertolaso ha preso parte, insieme al sottosegretario agli Esteri Vincenzo Scotti, alla riunione straordinaria dei ministri dello Sviluppo dell'Unione Europea per coordinare al meglio il sostegno europeo.
 
 
GLI STATI UNITI TEMONO UN ESODO DI MASSA
 
 
Gli Usa sono preoccupati della tangibile possibilità che gli haitiani sopravvissuti al disastro inondino le proprie coste mettendo a repentaglio la loro vita. “Per favore, se ci sono haitiani in ascolto, ci potrebbe essere l'impulso a lasciare l’isola e venire qui”, ha dichiarato sabato Janet Napolitano, segretario per la sicurezza interna intervenendo alla Homestead Air Reserve Base in Florida. “Si tratta di un attraversamento molto pericoloso. Ogni volta che qualcuno lo tenta, si registrano perdite di vite umane”, ha sottolineato facendo presente che gli haitiani intercettati in mare verranno rimpatriati.
“Non si può proibire alla gente di muoversi in linea con il diritto internazionale se si sente minacciata. Ma si possono creare incentivi perché resti” ha dichiarato Andrew Natsios capo tra il 2001 ed il 2006 dell'Agenzia americana per lo sviluppo internazionale e responsabile delle operazioni di assistenza in Iraq, Afghanistan, Sudan e nei paesi colpiti dallo tsunami in Asia. “Se si conduce la risposta degli aiuti nel modo giusto, la maggior parte della gente vorrà restare e ricostruire. La miglior cosa che possiamo fare è assicurare il massimo di soccorsi a Haiti, assicurarci che il cibo arrivi subito e ridare alla gente la sua vita” ha concluso Natsios.
 
 
PER HAITI SI MOBILITANO ANCHE I PAESI POVERI
 
 
Il presidente del Senegal Abdoulaye Wade offre di accogliere e sistemare nel suo paese tutti gli haitiani che lo vorranno. “Il ripetersi delle calamità naturali - ha detto in un'intervista a France Info - mi spinge a proporre una soluzione radicale: creare in Africa, con gli africani e l'Unione africana un luogo dove gli haitiani possano tornare. Non hanno scelto loro - ha proseguito - di andare in quell’isola e non sarebbe la prima volta che ex schiavi o loro discendenti possono ritornare in Africa. È già successo in Liberia dove gli ex schiavi si sono integrati con la popolazione locale e hanno formato la nazione liberiana. È nostro dovere riconoscere loro il diritto di tornare nella terra dei loro antenati”.
Il governo ha dichiarato che se gli sfollati dell’isola caraibica saranno pochi verrà assegnato loro un pezzo di terra e un tetto dove vivere, se invece risponderanno in blocco all’appello del paese africano, il presidente Wade è disposto ad assegnare a loro un’intera regione dove potranno rifarsi una vita.