Il debito sovrano, ovvero la nuova minaccia fantasma
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Giovedì 11 Febbraio 2010

Nei prossimi due o tre anni, non c'è da sbagliare, sentiremo parlare spesso del debito sovrano. E auguriamoci che il discorso non debba proseguire anche oltre questo periodo, visto che non è davvero un bel discorso. Si tratta infatti di una delle più grandi minacce che gravino oggi sull'economia mondiale.
Il debito sovrano è, semplicemente, quello che si assumono gli Stati sovrani, per esempio gli Stati Uniti, la Grecia o l'Argentina. Chi presta a uno Stato sa bene di prestare all'operatore più grosso e solido di una determinata economia nazionale. Però nel contempo sta affidando i suoi soldi a un debitore che non riconosce nessuna autorità al di sopra di se stesso. Il che vuol dire che se uno Stato sovrano non paga i propri debiti, ci rimette forse la faccia, ma tutti gli altri organi restano intatti, a meno di qualche muscoloso intervento internazionale come quello che nel 1902 fu effettuato da squadre navali britanniche, tedesche e italiane per indurre il Venezuela a onorare i propri debiti (Caracas se li era diciamo dimenticati). Il puro e semplice arbitrato internazionale, che oggi esiste, non impedisce a Stati veramente determinati – come lo è stata l'Argentina agli inizi del presente millennio – di rinnegare i propri debiti e vivere felici e contenti.
Tuttavia, con tutti gli arbitrati e le cannoniere di questo mondo, se uno non può pagare è comunque cosa certa che non pagherà. Le due recenti crisi di Dubai e della Grecia hanno attirato l'attenzione sul problema. La Grecia dovrà imbarcarsi in anni e anni di sacrifici per rientrare in carreggiata, Dubai non arriverà mai a farlo. Il vero problema è che non si tratta di casi isolati. Molti Paesi hanno accumulato ingenti debiti (fra essi l'Italia, il cui debito pubblico viaggia verso il 120% del pil). Alcuni hanno visto un drammatico peggioramento dopo lo scoppio della crisi dei subprime, perché i governi si sono precipitati a sostenere la domanda e a tirare fuori dalla guazza le imprese finanziarie too big to fail (troppo grandi per fallire), così sono arrivati molto in fretta a livelli di debito insostenibili. Fra questi non solo la Spagna, l'Irlanda o l'Islanda, ma anche (e prima di tutto) i giganti anglosassoni: gli Stati Uniti e la Gran Bretagna. Con un deficit pubblico del 13% e un debito vicino al 70% del pil, quest'ultima presenta la situazione peggiore fra i grandi Paesi. Perfino l'Italia si trova in condizioni meno pericolose, visto che le famiglie presentano pur sempre uno stock di risparmio notevole, che supera l'indebitamento dello Stato. Le famiglie e le imprese britanniche invece sono anch'esse indebitate fino alle azzurre iridi.
Il rendezvous con la realtà è previsto per la Gran Bretagna nel 2010 e per gli Stati Uniti forse poco più tardi. I creditori, sopra tutto asiatici, presenteranno il conto e non si faranno convincere dalle chiacchiere. La possibilità di una "politica delle cannoniere" all'incontrario, con il debitore e non il creditore che invia le squadre navali e i droni, non è esclusa anche se non sembra poi tanto facile da praticare. Impossibile prevedere l'andamento della futura crisi, ma solo quando l'avremo attraversata tutta potremo dire di essere davvero entrati nell'economia mondiale del terzo millennio, non più dominata dal grande capitale anglosassone. Nel frattempo ci toccherà, secondo le parole dell'antica maledizione ebraica, di "vivere in tempi interessanti".

Lou Nissart