Vladimir Putin “toglie” il gas all’Europa: stop a South Stream
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Martedì 02 Dicembre 2014

 

Lo scontro tra Russia e Unione Europea continua a tenere banco sui tavoli diplomatici, ma anche economici, visto che Vladimir Putin ha cancellato - per ora - il progetto del gasdotto che dovrebbe passare sul fondo del Mar Nero e collegare la Crimea russa con la Bulgaria, per poi approdare nell'Europa centro-meridionale. Il motivo è ovviamente politico, anche se Putin ha dato una spiegazione più economica: "L'atteggiamento della Commissione europea è stato controproducente", ha detto Putin, "non favorisce gli interessi economici dell'Ue e danneggia la nostra cooperazione. Ma questa è la scelta dei nostri amici europei". In effetti, la Bulgaria, pressata dall'Ue, non ha ancora dato il permesso al passaggio del gasdotto sul proprio territorio. E se questo blocco dovesse davvero trasformarsi nella chiusura del progetto South Stream le conseguenze sarebbero disastrose: l'Europa non riceverà questi approvvigionamenti, ma, soprattutto il gas russo "sarà riorientato verso altre regioni del mondo", a partire dalla Turchia, per arrivare via Egitto a tutto il Medio Oriente. Una sorta di pressione politica che Putin sapientemente fa trapelare, perché è chiaro che favorire quell'area aumenta il livello dello scontro con l'occidente, Ue e Usa insieme. Ma c'è anche un'altra conseguenza, per cui Italia, Germania e Francia potrebbero intervenire più efficacemente per normalizzare i rapporti con il partner russo: South Stream è un progetto da 16 miliardi di euro che vede l'Italia in prima fila, con Eni primo partner di Gazprom, accanto ai francesi di Edf e ai tedeschi di Wintershall. E non è un caso che oggi i titoli Saipem, controllata di Eni, cedano in borsa oltre l'8%. Saipem si già è aggiudicata contratti per 2,4 miliardi di euro per realizzare il gasdotto. Per altro 200 milioni sono già stati contabilizzati nel bilancio 2014, mentre l'anno prossimo la società aveva messo in conto una posta da 1,8 miliardi.