Honduras, ore drammatiche Chiusi tutti gli aeroporti
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Martedì 22 Settembre 2009

Sono ore drammatiche in Honduras. Il deposto presidente Manuel Zelaya, appena tornato in patria a tre mesi dal colpo di stato, ha assicurato che non lascerà il Paese per nessun motivo. Il presidente del governo "di fatto" Roberto Micheletti ha affermato che lo riterrà responsabile di qualsiasi eventuale disordine e ha disposto la chiusura di tutti gli aeroporti. "A partire da ora niente mi costringerà ad andarmene, ritorno al potere o morte", ha detto Zelaya davanti a migliaia di sostenitori che si sono radunati davanti all'ambasciata brasiliana, dove il presidente deposto si è rifugiato appena rientrato in patria. "La prima volta mi hanno cacciato mentre dormivo", ha aggiunto Zelaya ricordando l'irruzione dei militari in piena notte quando il 28 giugno fu obbligato a lasciare l'Hoduras e a rifugiarsi in Nicaragua.
"Ora dormiremo insieme", ha ironizzato. "Non si rendono conto - ha avvertito - che abbiamo molte strategie, maggiore capacità organizzativa di coloro che oggi pretendono di stare al potere con la forza". Dichiarazioni non proprio in linea con i propositi di "dialogo" sbandierati una volta tornato a Tegucigalpa. Da parte sua, il presidente Roberto Micheletti ha chiesto all'esercito di "proteggere la tranquillità, la vita e i beni delle persone", ha presentato una protesta formale all'ambasciata brasiliana contro la decisione di accogliere Zelaya, ha chiarito le responsabilità di "tutti gli eventuali atti di violenza che potranno accadere dentro o fuori i confini nazionali" saranno attribuiti al suo rivale e ha annunciato, a partire da oggi, la chiusura di tutti gli aeroporti internazionali. Il direttore dell'aviazione civile, Alfredo San Martin, ha annunciato che "saranno sospese tutte le operazioni aree" e che "le forze militari aeree dell'Honduras prenderanno il controllo degli scali". Chiusi quindi gli aeroporti di Toncontin, a Tegucigalpa; Ramon Villeda Morales a San Pedro Sula; "Goloson" a La Ceiba e Juan Manuel Galvez, nell'isola turistica caraibica di Roatan.
Zelaya intanto resta all'interno della sede dell'ambasciata brasiliana, dove è atteso il segretario dell'Organizzazione degli Stati americani (Oea) Josè Miguel Insulza, almeno secondo quanto annunciato dal presidente deposto. L'Unione Europea ha lanciato un appello alle parti, chiedendo con un comunicato della presidenza svedese di "evitare azioni che possano alimentare la tensione e la violenza" e sottolineando "l'importanza di una soluzione della crisi politica che passi attraverso i negoziati".