Elezioni, esulta la Merkel Socialdemocratici kaputt
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Lunedì 28 Settembre 2009

La cancelliera è sempre in sella, e la Germania si appresta a voltare pagina. Addio Grosse Koalition, una raggiante Angela Merkel dopo essersi scrollata di dosso i socialdemocratici, si appresta a guidare la Germania con una coalizione di centrodestra (dopo ben 11 anni) insieme ai liberali della Fdp, che sono i veri vincitori di una tornata elettorale epocale per il colosso mitteleuropeo; per la cronaca, la nuova maggioranza potrà contare su 323 seggi (la maggioranza è di 309). Le elezioni di domenica –dato indicativo – sono state contrassegnate dal più basso tasso di affluenza da dopo la guerra. Alle urne infatti si è recato soltanto il 72,5 per cento degli aventi diritto, contro il record negativo del 77,7% del 2005.
Sarà dunque la coalizione giallo-nera che desiderava la Merkel, una coalizione più coesa e con obiettivi maggiormente condivisi, cosa che dovrebbe portare, almeno nelle intenzioni, verso traguardi più ambiziosi. “Abbiamo raggiunto il nostro obiettivo – ha commentato la Merkel – e ora possiamo governare il Paese con una solida maggioranza”.
La Cdu, l’Unione Cristianodemocratica della Merkel, si è attestata più o meno (più meno che più) sulle posizioni delle elezioni politiche del 2005, che non erano state comunque esaltanti. Quanto basta per far fronte ad uno scenario oggi profondamente mutato, con la Spd letteralmente franata, un tracollo che porta voti sia ai liberali, sia all’ultrasinistra. La Cdu/Csu ha ottenuto il 33,8% dei consensi confermandosi partito di maggioranza relativa, la Fdp, al 14,6%, ha ottenuto il miglior risultato della propria storia. Per la Spd, piombata al 23% (addirittura -12%!), è stata un’amara sconfitta, come ha ammesso subito Frank-Walter Steinmeier, aspirante cancelliere socialdemocratico. Guadagnano consensi gli altri due partiti che si sono guadagnati un posto nel Bundestag, l’ultrasinistra della Linke (11,9%, e nel 2005 era appena all’8%) e i Verdi (anche loro a sinistra della Spd, saliti al 10,7%).
C’è da interrogarsi sul perché di un voto di questo genere. E una spiegazione potrebbe essere la crisi economica, che ha colpito in Germania più che altrove, che ha visto l’appesantita Grande Coalizione incapace di trovare una linea coraggiosa per rilanciare l’economia. Su tutto aleggiava il ricordo di quando i governi di centrodestra guidarono la Germania verso il boom economico (erano gli anni Sessanta) ed ebbero la forza e la capacità di realizzare la riunificazione nazionale dopo il crollo del muro di Berlino (1989). E se la Sdu rappresenta la continuità, la Fdp di Guido Westerwelle negli ultimi anni è andata a raccogliere consensi in un elettorato ampiamente eterogeneo, che comprende la borghesia più agiata e i metalmeccanici, gli ecologisti non politicizzati e i disoccupati. Questo grazie ad una serie di battaglie per i diritti civili, per l’ambiente e per la difesa dello stato sociale.

A SINISTRA CUORI AFFRANTI. ANCHE IN ITALIA
Se il Partito Democratico italiano poche settimane fa festeggiava con la vittoria dei democratici in Giappone, con la nomina a Premier di Yukio Hatoyama e uno storico avvicendamento al potere, oggi il clima deve essere parecchio diverso. Anche perché la sonora sconfitta del Spd in Germania è lo specchio delle difficoltà della sinistra a trovare risposte (e quindi apprezzamento dai propri elettori) in tutti i più grandi Paesi d’Europa, ovvero Francia, Gran Bretagna e naturalmente l’Italia.
"La grande affermazione della Merkel e dei liberali rafforza ancor di più i moderati in Europa". Lo dice il presidente del gruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, sottolineando che ora "venti paesi su ventisette dell'Unione Europea hanno un governo di centro-destra", mentre, "la sinistra, in tutte le sue versioni socialdemocratiche, post-comuniste, radicali, verdi o comuniste è sconfitta e ai margini, pagando le conseguenze di un fallimento storico che la mette nell'angolo, confusa e senza futuro".
"I risultati tedeschi commenta invece Pier Ferdinando Casini, Udc - suggeriscono due considerazioni. Innanzitutto, la sinistra socialista si conferma in crisi irreversibile: su questo farebbero bene a meditare anche i leader della sinistra italiana. L'altro aspetto è che il sistema politico-elettorale tedesco è solido e trasparente: consente la formazione di governi limpidi e assicura il pluralismo dei partiti, evitando però eccessive frammentazioni che paralizzano il governo e le coalizioni".
Infine Pierluigi Bersani, candidato alla segreteria del Partito Democratico: "Indubbiamente è stata una batosta molto seria per i socialdemocratici. I tedeschi hanno voluto liberarsi della grande coalizione, l'hanno fatto pagare a loro. Per quel che riguarda le forze politiche in Europa io credo in una difficoltà per la sinistra". Tuttavia, ha aggiunto ancora Bersani, "credo ancora che il dato prevalente sia il fatto che la politica non ha ancora un orizzonte in Europa. Per fortuna la fuga dei voti non è andata verso una destra radicale e xenofoba come è avvenuto in altri luoghi, in altri tempi. Insomma io credo che le prospettive politiche dell'Europa siano ancora da giocare. Per la sinistra è una lezione che ci fa dire da noi abbiamo fatto bene a cercare altre strade. Adesso bisogna dare gambe più solide a un progetto comunque nuovo perché stare sulle tradizioni non basta".