Iran, accordo sull'uranio arricchito
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Giovedì 22 Ottobre 2009

A dare notizia della “bozza di intesa”, scrive oggi La Stampa, è stato l’egiziano Mohammed El Baradei, direttore dell’Agenzia atomica dell’Onu (Aiea), spiegando che “il testo è stato trasmesso alle quattro capitali per avere la formale approvazione entro venerdì”. Dall’Aiea sono trapelati i dettagli dell’intesa: Teheran avrebbe accettato di trasferire il 75% del proprio uranio arricchito, ovvero circa 1.200 kg, in Russia dove sarà ulteriormente arricchito, trasformato in combustibile nucleare e quindi rispedito in Iran per alimentare un reattore a fini di ricerca. Si tratta di una soluzione che priverebbe Teheran della quantità di uranio arricchito necessaria per confezionare una bomba - circa 1.000 kg - mettendo di fatto nelle mani della Russia la sorte del programma nucleare. Era dai tempi del summit di Kennebunkport nel luglio 2007 fra Bush e Putin che la Russia caldeggiava questo compromesso, ma a Washington c’è chi ritiene che sia arrivato troppo tardi. “Ormai l’Iran ha una capacità di produzione tale di uranio - afferma David Albright, esperto di armi di proliferazione all’Istituto per la scienza e la sicurezza di Washington - da poter rimpiazzare in meno di un anno quello che trasferirà in Russia”. Ma i Paesi occidentali sembrano credere nella validità del compromesso, a patto che avvenga in fretta. “L’Iran deve agire in fretta - dice il segretario di Stato Hillary Clinton, parlando da Washington - perché non stiamo negoziando solo per il gusto di farlo e la nostra disponibilità a trattare non è illimitata”. Anche la Francia mette fretta a Teheran. “Il limite massimo per accettare quest’accordo è la fine dell’anno - afferma il ministro degli Esteri di Parigi Bernard Kouchner - e dovrà essere chiaro che l’Iran trasferirà in Russia gran parte dell’uranio arricchito che possiede”. La giornata di trattative è stata costellata da fibrillazioni diplomatiche: all’incontro a Vienna con gli iraniani non era presente un rappresentante britannico per un esplicito veto di Teheran, vi è stato un colloquio separato top-secret fra Usa e Iran e, secondo fonti italiane, la Francia sarebbe stata di fatto esclusa dai colloqui sempre per volere degli ayatollah. Tace invece la Russia di Dmitri Medvedev, che sembra essere in procinto di incassare un nuovo successo diplomatico, mentre Hillary parla di “momento cruciale” perché la comunità internazionale “ha l’occasione di frenare la proliferazione dei regimi di Iran e Corea del Nord”. Cauto ottimismo anche in Israele: “La bozza di Vienna dimostra che l’Iran soffre le pressioni internazionali”.