Varsavia, trent’anni fa lo stato di guerra. Il ricordo del decano degli italiani in Polonia
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Lunedì 12 Dicembre 2011

Poland-Martial_law_1981

 

di Riccardo Paparo


Collaborazione: Danilo Ferraris e Aleksandra Bednarska-Paparo

 


 

cov_time_jaruzelski_1981Sono passati trent'anni esatti da quando il generale dell’esercito polacco Wojciech Jaruzelski (nella foto qui a fianco la copertina del Time a lui dedicata) dichiarò nella gelida alba del 13 dicembre 1981, w Stan wojenny Polsce, "lo stato di guerra in Polonia", un modo brutale per spezzare ogni tentativo dell’opposizione politica guidata dal movimento di Solidarność.

 

Ne parliamo con una persona che ha vissuto, prima e dopo questo avvenimento, periodi di forte cambiamento in Polonia: il settembre caldo del 1980, con il movimento di Solidarność, ancora con la caduta del comunismo nel 1989 ed infine l’entrata della Polonia nell’Unione Europea nel 2004.

 

Danilo Ferraris, decano degli italiani in Polonia, parla con tono pacato e acritico, come un acuto spettatore. “Sono partito dal principio di osservare e prendere note e mai giudicare. Quindi ad evitare raffronti, a cosa da noi è meglio o peggio. Semplicemente ho registrato tante cose diverse.”

La prima volta in Polonia fu nel giugno 1976, inviato per ragioni di lavoro presso una filiale italiana che operava a Poznan e partecipando alla Fiera Campionaria Internazionale, all’epoca la più importante.

“Non era affatto semplice entrare in Polonia in quegli anni, oltre al visto era necessario il cambio obbligatorio, che consisteva nel cambiare 30 dollari americani per ogni giorno di permanenza. Al cambio nero, si poteva ottenere anche 110 zloty per dollaro, quello legale appena 30 złoty per dollaro”.

Per quanto riguarda il visto, un fattore estremamente laborioso, si cercava di otterne, appunto uno turistico, per non incorrere a lungaggini burocratiche. Se si arrivava in macchina dall’Italia era necessario anche il visto di transito in Cecoslovacchia: dunque si doveva programmare preventivamente il viaggio. Quando si entrava nel territorio polacco era necessario avere il voucher dell’albergo oppure, se si fosse stato ospite in famiglia, occorreva presentarsi ad un determinato ufficio per regolarizzare e registrarsi con data di arrivo e partenza. Negli anni dell’introduzione della legge marziale, perché di questo si è trattato e non di una vera guerra, erano in uso anche i buoni per la benzina”.

 

 

LA BENZINA: LA MACCHINA E` SOCIALISTA, IO SONO CAPITALISTA!

Prima di parlare più specificamente, Danilo Ferraris racconta un episodio dai toni umoristici.

“Ero al confine con la Polonia, a Cieszyn nel 1982, per motivi di lavoro. Ero arrivato dall’Ungheria con un’auto ungherese.

Due i possibili modi per acquistare la benzina: o al prezzo ridotto per le persone dell’area del Comecon oppure per gli occidentali ad un prezzo fantasmagorico, sempre pagando con valuta in dollari.

Dopo il cambio obbligatorio, alla stazione di benzina (1 dollaro per ogni litro) chiedo:

- Scusi la macchina è ungherese?

Mi risponde:

- Si, è vero ma lei è italiano!

- La macchina è socialista, io sono capitalista!

- Ma, la macchina la guida lei!

- Vero, però la benzina la beve la macchina, mica io!”

In questa discussione, nel frattempo creatasi una lunga coda, avevano partecipato altre persone e dando ragione allo spiritoso Danilo Ferraris, alla fine ha pagato quanto dovuto.

 

Nei negozi, prima dell’avvento dello “stato di guerra”, era ancora possibile trovare prodotti interessanti. Per fare qualche esempio: il prosciutto, le banane e le pesche si trovavano solo nel periodo prima della sfilata del primo maggio e pure le arance, prima delle feste natalizie. Invece non esistevano prodotti italiani, a parte il Campari, venduto nella rete di negozi Pewex (catena di negozio di lusso, come la Baltona era frequentata da diplomatici, marinai o da chi lavorava all’estero), come sempre acquistando in dollari.

“Gradualmente con il trascorrere dei mesi, incominciarono a venire a mancare tanti alimenti. La situazione è peggiorata tra il 1978 e il 1979, ed era disastrosa già nel 1981, prima dell’imminente ‘stato di guerra’. In Polonia era possibile acquistare solo l’aceto, finché qualcuno non scoprì come distillarci la wodka, il sale ed, al mattino, per non più di mezz’ora, il latte e il pane. Tutto il resto si trovava solo al mercato nero.

 

 

RIUNIONE ALL’AMBASCIATA ITALIANA: COMPRATEVI UN FORNELLETTO A SPIRITO!

Nel giugno del 1981 l’Ambasciata italiana ha organizzato una riunione per valutare la situazione e le possibili conseguenze della crisi che riversava lo Stato polacco. Si rischiava appunto lo “stato di guerra” oppure un’invasione da parte dell’Unione Sovietica (questo era ciò che si temeva dopo gli episodi di Budapest nel `56 e di Praga ’68.

“La riunione, una quindicina le persone accreditate, era stata fatta tra i responsabili delle varie aziende italiane presenti nella capitale, per spiegare come comportarsi e far fronte a questi possibili avvenimenti. Tra le varie soluzioni che sono state poste in discussione la prima è stata quella di dividere in settori la città; ogni settore avrebbe dovuto avere un caposettore, che in caso di avvenimenti significativi avrebbe dovuto trasmettere il messaggio all’Ambasciata, in modo da creare una struttura sotterranea...”

Poi è stata avanzata una seconda ipotesi: “Quella di comprare una ricetrasmittente e tenerla in casa per poter comunicare, ma l’opzione è stata prontamente respinta perché in caso di controllo un oggetto di questo genere in casa di uno straniero avrebbe comportato sicuramente guai seri. Comunque sia la riunione durò almeno due ore e forse l’unico consiglio saggio e preso in considerazione fu fatto da un ex partigiano. Che disse: signori, compratevi un fornelletto a spirito, nel caso in cui chiuderanno l’elettricità e il gas voi potrete continuare a fare sempre gli spaghetti!”

Ad agosto Danilo Ferraris, partì dalla Polonia, sempre per lavoro, prima che la situazione precipitasse nel baratro. Ormai quasi nulla si poteva trovare e comprare nei negozi.

Seguendo la vicenda con vivo interesse, tra comunicati radio e televisi, poi in seguito tra le varie testimonianze degli amici e parenti polacchi rimasti.

 

 

FU UN DICEMBRE GELIDO QUELLO DEL 1981

Era il 13 dicembre, la radio italiana diede risalto alla situazione polacca. Un cronista dell’epoca così commentò: “...I nostri connazionali che risiedono in Polonia, in una speciale riunione tenutasi presso l’Ambasciata italiana, hanno ricevuto precise istruzioni su come comportarsi in queste situazioni di emergenza, quindi siamo assolutamente tranquilli sulle sorti dei nostri italiani...”

solidarnoscQuello del 1981 fu un inverno rigido in Polonia, con la neve e il gelo a spezzare ogni velleità di libertà, con i carri armati in strada e sui marciapiede. Fu indetto il coprifuoco, appostati nelle varie vie della città c’erano i soldati, giovani ragazzi di leva, intirizziti dal freddo. Alcuni abitanti davano loro delle bevande calde per riscaldarsi.

La posta fu sottoposta alla censura e tutte le organizzazioni indipendenti vennero messe fuori legge, le lezioni nelle scuole e nelle università furono sospese.

Per la cronaca, molte persone dell’opposizione vennero fermate e arrestate. Tanti polacchi per trovare una via di libertà, cercarono di fuggire all’estero.

“Nel 1982 fui di nuovo in Polonia – racconta ancora Danilo Ferraris - per due brevissimi periodi. La situazione era apparentemente tranquilla ma i cambiamenti erano evidenti. Si riscontrava infatti un forte irrigidimento, tangibile, visibile soprattutto nei negozi, aperti ma vuoti.”

Finché nell’estate successiva, precisamente il 22 luglio del 1983 si chiuse questo ciclo. Per onore di cronaca bisognerà attendere, con l’amnistia generale, ancora altri tre anni, per vedere definitivamente la fine di questa pagina oscura della storia polacca.

 

 

Continua... con altri ricordi sui cambiamenti di Varsavia negli ultimi trenta anni, visto attraverso gli occhi di un italiano.

 

 

Si ringrazia per la preziosa collaborazione il periodico Gazzetta Italia.