Verso il ballottaggio altro sangue a Kabul
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Mercoledì 28 Ottobre 2009

Il voto di ballottaggio in Afghanistan prolunga inevitabilmente la fase di terrore. E anche la striscia di sangue si allunga. Il bilancio di un assalto dei talebani ad una foresteria nel centro di Kabul parla di sei funzionari Onu morti, due vittime anche tra le guardie di sicurezza e un civile afgano. Altri nove i feriti. Morti anche tre attentatori, verosimilmente kamikaze, probabilmente pakistani, secondo le prime ricostruzioni.
Nello stesso tempo si è verificato anche un lancio di razzi contro il centralissimo Hotel serena, molto frequentato dagli occidentali, attacco che ha costretto un centinaio di ospiti a trovare rifugio in un bunker, ma non ha creato vittime.
Tornando all’assalto alla foresteria, dopo un combattimento con gli assalitori le forze di sicurezza afghane hanno ripreso il controllo della situazione. La foresteria, peraltro, è situata in un quartiere centralissimo e vicina a varie ambasciate.
Nell'assalto non risultano comunque coinvolti italiani, conferma il capo dell'unità di crisi della Farnesina, Fabrizio Romano, intervenuto a Sky Tg24. La duplice azione, apparentemente coordinata, è già stata rivendicata dai talebani, che avevano preannunciato un'ondata di terrore in coincidenza del voto. E si deve tornare a sollevare interrogativi sulla sicurezza della prossima tornata elettorale, proprio mentre il presidente Usa, Barack Obama sta valutando se mandare ulteriori truppe nel tormentato Paese. Secondo fonti locali, quattro delle vittime erano nepalesi, due impiegati afgani, e afgane anche le guardie: l'ambasciata americana in mattinata ha però annunciato che una delle vittime era statunitense. L'assalto è iniziato alle sette ora locale, quando nella residenza utilizzata dall'Onu per alloggiare i propri impiegati c'è stata una prima esplosione provocata dal commando, lo scontro si è protratto per due ore con i tre assalitori che dopo aver ucciso il vigilantes sono penetrati nell’edificio, innescando lo scambio a fuoco con le forze di sicurezza.
Rivendicando l'attacco tramite il portavoce Zabiullah Mujahid, i talebani hanno fatto sapere che il commando era composto da cinque uomini, equipaggiati con cariche esplosive.
Intanto l'intera area attorno all'Hotel Serena, dove gli ospiti erano stati fatti riparare precipitosamente all'interno di un bunker sotterraneo, è stata bloccata (l'albergo si trova nei pressi del palazzo presidenziale). E sono state isolate tutte le strade che conducono ai palazzi-chiave del governo.

Sabato scorso, i talebani avevano sollecitato la popolazione a boicottare il secondo turno delle presidenziali, previsto per il 7 novembre, e hanno minacciato di riprendere la spirale di violenza scatenata con la prima tornata.

 

OTTOBRE DI SANGUE ANCHE PER I SOLDATI AMERICANI

Intanto in Afghanistan non solo i civili ma anche le truppe americane continuano a subire ingenti perdite. Ottobre, che non è ancora finito, si è già rivelato il mese più cruento per le forze degli USA. Con gli 8 marines uccisi in un sol giorno dalle bombe piazzate dai talebani sulle strade (in termine tecnico Ied, Improvised esplosive device) infatti il numero delle vittime tra i soldati americani è salito a quota 53 dall’inizio del mese, il numero più alto dall’inizio dell’offensiva, nel 2001.
La progressione è evidente e tragica anche se si guarda il numero di militari delle forze internazionali uccisi dall’inizio dell’anno nel Paese, 444 per ora dall’inizio dell’anno. Di questi, 278 sono americani. Nel 2008 furono 295, nel 2007 232.
E questo proprio quando Obama, fresco di Premio Nobel per la pace, deve decidere se inviare nuovi rinforzi di truppe: se non i 40 mila richiesti dagli strateghi, comunque un numero ingente. Tutto è ancora incerto, una decisione potrebbe essere annunciata tra il 7 novembre (il giorno del ballottaggio in Afghanistan) e l’11 novembre (data della partenza del Presidente Usa per il Giappone). La situazione comunque non è certo facile.

 

STRAGE ANCHE IN PAKISTAN: 57 MORTI

L'esplosione di un'autobomba in un'area commerciale di Peshawar, nel Pakistan nordoccidentale, ha provocato la morte di 57 persone e il ferimento di altre 100. Lo hanno riferito funzionari di governo. L'esplosione è avvenuta diverse ore dopo l'arrivo in Pakistan della segretario di Stato Usa Hillary Clinton, pronta a dare un nuovo avvio alle relazioni col paese asiatico, sempre più impegnato, e scettico, nella lotta contro i militanti islamici.

L'autobomba è esplosa nella frequentatissima zona del mercato di Peepal Mandi, nella città vecchia, provocando un incendio che si è propagato a diversi edifici. "Sono 57 le persone uccise e oltre 100 i feriti", ha detto a Reuters, Azam Khan, un alto funzionario del governo nella città. "E' stata un'autobomba. L'auto era parcheggiata fuori di un mercato frequentato soprattutto da donne", ha aggiunto il funzionario. Il Pakistan è in stato di massima allerta per i timori di rappresaglie da parte dei militanti talebani pakistani, mentre è in corso l'offensiva militare contro le roccaforti degli integralisti nel Waziristan del Sud, al confine con l'Afghanistan.