Italiani in Polonia: cibo e vita notturna: cos'è cambiato?
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Venerdì 13 Gennaio 2012

COME E` CAMBIATA VARSAVIA ATTRAVERSO GLI OCCHI DI UN ITALIANO

di Riccardo Paparo
Collaborazione: Danilo Ferraris e Aleksandra Bednarska-Paparo

VITA IN POLONIA: PRIMA PARTE

 

 

Continuiamo, il nostro viaggio nella Polonia degli ultimi trent’anni, più precisamente a Varsavia, città che ha cambiato totalmente volto. Ci guida la testimonianza di Danilo Ferraris, punto di riferimento per molti italiani residenti nella capitale polacca.

IL CIBO
Alla fine degli anni Settanta la comunità italiana in Polonia non era numerosa: al massimo si trattava di un centinaio di connazionali. In Italia si andava poche volte, al massimo due viaggi all’anno.
Ad ogni ritorno, a Varsavia era festa,  con borse e valigie cariche di cibo italiano (verdure, salumi e formaggi), prodotti introvabili in terra polacca, e si organizzavano di rito e d’obbligo, cene con gli amici rimasti in Polonia.
In queste occasioni, si  apprezzavano ancora di più i cibi portati dall’Italia, soprattutto perché venivano gustati solo in queste rare circostanze.
Ancora oggi, tale rito viene praticato (con molto piacere per il palato): in tali occasioni si degustano prelibatezze provenienti da diverse regioni italiane, per quei prodotti alimentari che restano ancora introvabili o a prezzo davvero esagerato.

polonia-cetrioliIl rapporto con il  cibo polacco? “Mangio un po’ di tutto, solo all’inizio i cetrioli non mi piacevano, ora li mangio volentieri!”
L’ortaggio,  non è molto apprezzato dai italiani, residenti in Polonia, fortemente contrari anche all’assaggio, temendo quale reazioni non controllate...

“ In quei tempi, adoravo i pomodori acerbi bulgari sott’aceto, in grosse confenzioni di vetro; erano piccoli pomodorini verdi, in realtà non erano granché gustosi, a me comunque piacevano tanto, soprattutto tagliati a fette! Ecco cosa mi manca, oggi.”

In diversi quartieri della capitale, erano già attivi i mercatini, dove era possibile acquistare carne e altri generi che nei negozi non vendevano,  con prezzi proibitivi per molti della popolazione locale.

Altri ricordi affiorano nella memoria di Danilo Ferraris, nell’estate del 1981: “Per l’acquisto di elettrodomestici e mobili, in questi punti vendita, dovevi  iscriverti ad un registro che teneva la fila per tutti quanti,  per il motivo che si poteva stare in coda anche tra le 48 e le 72 ore. Oppure l’affitto degli anziani per fare la fila, lunghe ore di attesa, soprattutto nei negozi dove si vendeva la carne solo in poche circostanze.
Tutte le mattine, sveglia alle cinque per fare la coda al negozio vicino casa: per comprare il latte, era necessario presentarsi almeno un’ora prima”.

“I sapori, erano uniformi: polacchi e socialisti, mi riferisco a Varsavia, il resto della Polonia è un altro discorso. Per quello che riguarda i prodotti alimentari e non, erano pressoché inesistenti quelli occidentali. Era possibile trovarne, invece, di matrice polacca e dei paesi aderenti al Comecon”.



LA VITA NOTTURNA
I locali notturni  erano pochi e cari, situati presso gli hotel. Un occidentale poteva permetterselo, il polacco medio no.
polonia-vodkaA Varsavia era già presente il ristorante “Budapest” con cucina tipica ungherese, ed altri pochi locali stranieri: di  ristoranti italiani neanche l’ombra. Inoltre la maggioranza dei locali era di bassissimo livello.

Come i polacchi,  trascorrevano il tempo libero? “Tanto diffuso erano le ‘prywatki’,
feste private, in questi ritrovi in casa o appartamenti, molto animate. Era, un pretesto, questo tipo di serate: oltre al fatto di divertirsi infatti si organizzava per procurare prodotti, combinare affari o cercare  favori.  Si consumavano tanta vodka e sigarette, bere il caffè era considerato un tocco di esotismo e di benessere.”

Continuando a parlare di bevande alcoliche, Danilo Ferraris ricorda: “L’alcol era bevuto tanto allora, proprio come adesso! Forse con il tempo è aumentato il consumo della birra, ai tempi se ne beveva poca. Un segnale tangibile: in occasione dei matrimoni si trovava generalmente solo la vodka, oggi anche la birra e il vino. Ripeto, la ‘cultura’ del bere, tanto dell’ubricarsi in Polonia era ed è molto discutibile, allora come ai giorni nostri.”

Questo periodo, in cui raccontiamo, viene denominato dagli stessi polacchi, brevemente   “PRL”, acronimo di ” Polska Rzeczpospolita Ludowa” (Repubblica Popolare di Polonia),  nome ufficiale della nazione dal 1952 al 1989,  appunto fino alla caduta del comunismo.

Oggi, di queste circostanze,  si possono rintracciare, tramite, libri, documentari, musica, fotografie  e film. Noi consigliamo la visione di una pellicola che oramai è un cult: “Miś”, (tradotto in italiano, Orsacchiotto). Oppure anche Alternatywy 4 (film seriale). Entrambi trattano la vita in Polonia in maniera ironica e divertente, e sdrammatizzano questo periodo.


CONTINUA ... 3 PARTE