Obama chiude Megavideo, censura e arresti. Milioni di streamers in lutto
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Venerdì 20 Gennaio 2012

megavideoOperazione “Shock”. Così l’FBI americana ha tirato giù la serranda di Megavideo, il tredicesimo sito più visitato al mondo, il portale in cui venivano uploadati (che brutto neologismo), ovvero caricati in forma rigorosamente anonima, e poi guardati in streaming, milioni di video tra cui film, serie tv, cartoni animati e quant’altro.

Insomma, alla mecca dello streaming è stato messo il lucchetto della giustizia americana (assieme a Megavideo sono stati chiusi anche Megaupload e l’analogo a luci rosse Megaporn), con l’accusa di pirateria: gravissime violazioni del copyright.

Nei guai sono finite sette persone, che rischiano una pena massima di 60 anni di carcere, tra cui il fantomatico leader della società, il misterioso Kim Dotcom (simpatico pseudonimo, in italiano si dovrebbe tradurre “.com”), le cui principali tracce erano riconducibili tra Hong Kong e la Nuova Zelanda. Piccolo dettaglio: la giurisdizione degli Stati Uniti dovrebbe fermarsi agli Stati Uniti, invece la censura di stampo cinese degli Usa ha di fatto, per la prima volta, varcato i confini.

Megavideo era una società in attivo, con 175 milioni di dollari di ricavi, neanche tanto se è stato stimato dalle forze di polizia statunitensi che il danno per le società detentrici dei diritti d’autore era di oltre mezzo miliardo di dollari.

Il problema è che se oggi milioni di persone si sentono private di un servizio (abusivo) così piacevole, c’è anche un problema più concreto per chi ha sottoscritto l’abbonamento, in modo da evitare lo stop previsto dopo 72 minuti di visione, e peggio ancora chi ha caricato sui server documenti personali, legali e magari anche importanti, utilizzando il servizio per quello che era, ovverosia uno strumento per depositare e condividere i file con chi conosceva l’indirizzo giusto.

 

WEB LIBERO, PROMETTEVA OBAMA. E INVECE…

La battaglia per la libertà sul web, negli Stati Uniti, è vissuta in maniera molto controversa. Il Presidente Barack Obama, che tanto deve per la sua elezione all’utilizzo della rete internet, era sempre stato molto attento a evitare di prendere provvedimenti che andassero a ledere la libertà degli utenti sul web. Una posizione molto ambigua, ovviamente, ma che è più che comprensibile, soprattutto all’approssimarsi delle elezioni. E invece questa operazione – più che comprensibilmente - rischia di scoppiargli in mano come una bomba.

Da citare, in quanto assolutamente emblematico, il commento di un utente Twitter, @NotJohnnyCash, rilanciato dalla rete: “i liberali uccidono internet e l'America inizia a sentire la mancanza di Bush”.