Per Obama suona il campanello d'allarme
PDF Stampa
Mercoledì 04 Novembre 2009

Avevamo il sospetto che Mr. President piacesse più in Europa che negli Stati Uniti. E in effetti le elezioni in Virginia e in New Jersey, primo test elettorale per Barack Obama a un anno esatto dalla sua conquista della Casa Bianca, è una piccola conferma del fatto che la popolarità del Presidente degli Stati Uniti d’America non stia propriamente vivendo un momento di grande splendore.
I repubblicani hanno vinto una doppia elezione-chiave. Il repubblicano Bob McDonnell è diventato governatore della Virginia con il 59% dei voti, contro il 41% del democratico Creigh Deeds, in uno stato che l'anno scorso aveva votato in massa per Obama malgrado la tradizione conservatrice. Nel New Jersey, uno stato tradizionalmente democratico, lo sfidante repubblicano Chris Christie ha sconfitto il governatore uscente Jon Corzine con il 49% contro il 45%.
La tornata elettorale riguardava anche le elezioni per il sindaco di importanti città come New York, Atlanta e Pittsburgh. Per il momento si conosce solo il risultato a New York dove, come ampiamente previsto, ha vinto per la terza volta il miliardario Michael Bloomberg, che correva come indipendente dopo aver lasciato il partito repubblicano e che ha sconfitto l'avversario democratico Bill Thompson.. L'unica soddisfazione per il partito di Obama giunge dalle elezione supplettive per un deputato dell'upstate di New York, un distretto elettorale al confine con il Canada in mano ai repubblicani dal 1872. Qui ha vinto il democratico Bill Owens, approfittando di una divisione fra repubbblicani moderati e ultraconservatori. Il voto è stato seguito con attenzione dai due partiti, in vista del ben più importante appuntamento dell'anno prossimo, quando si voterà per il rinnovo della Camera dei rappresentanti e di un terzo del Senato. Michael Steele, presidente del Comitato Nazionale Repubblicano, ha commentato il risultato con soddisfazione affermando che si tratta “di un chiaro segnale” e che gli elettori “si sono stancati dell'agenda liberale del presidente”.
Il portavoce di Obama, Robert Gibbs, ha cercato di sminuire l'importanza della tornata elettorale, da molti analisti considerata come un mini-test sull'amministrazione Obama: “Penso che il presidente non creda che queste elezioni significhino qualcosa sul futuro della legislatura e sul nostro futuro politico”, ha affermato Gibbs.
Al di là dei significati reconditi di questa mini tornata elettorale, Barack Obama sta pagando il non facile periodo delicato sul pian della politica interna e di quella estera, con il tentativo (tutt’altro che facile) di riformare il sistema sanitario, di far adottare un piano di lotta contro il riscaldamento climatico e di ottenere sostegno politico per l'intervento in Afghanistan.
Una piccola parentesi  per concludere: nel Maine, infine, gli elettori hanno respinto il referendum sulle nozze gay. Il 53% ha detto no al matrimonio tra persone dello stesso sesso.