San Marino, Consiglio Grande e Generale: ancora le relazioni con l’Italia
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Mercoledì 26 Febbraio 2014

 

SAN MARINO - I lavori odierni riprendono dal dibattito consiliare sullo stato delle relazioni con l'Italia, in cui sono previsti 46 interventi. Il primo ad intervenire in mattinata è il consigliere Luca Santolini di Civico 10, l'ultimo il segretario di Stato per il Turismo, Teodoro Lonfernini. Il dibattito riprenderà e proseguirà nel pomeriggio.

 

Di seguito un riassunto del dibattito della mattinata.

 

Comma 13. Riferimento sullo stato delle relazioni con l'Italia con particolare riguardo al completamento del percorso di normalizzazione e successivo dibattito.

 

Luca Santolini, C10: "Cercherò di non cogliere le provocazioni dell'intervento di ieri con il segretario Valentini, prima di me molti hanno già spiegato le motivazioni che hanno portato al comunicato dell'opposizione, la mancanza di informazioni in primis. Vorrei fare invece i complimenti al segretario Felici, ha fatto un intervento che avrei voluto sentire da Valentini, perché ha dato delle spiegazioni, delle risposte ad alcune domande che avrei voluto fare nel mio intervento. Vorrei però fare un rilievo a lui: non ci si deve stupire se arrivano certe domande come quelle del mio collega Zafferani, se il Mef dice che l'uscita della black list è dovuta anche all'avvicinamento fiscale con l'Italia. Sappiamo tutti che oggi inizia un percorso e non finisce, il Paese è in ginocchio e aspetta risultati in tempi brevi. Il segretario Felici ieri ha parlato di un brand importante interessato a investire a San Marino. Chiedo quali punti di forza oggi possiamo spendere rispetto altri Paesi, a parte una tassazione più bassa che in Italia? Altrove si offrono tutor, competenze finanziarie di livello, il bilinguismo, etc. Noi oggi abbiamo un bonus per i dirigenti che riescono ad aprire un sito web per il proprio settore, altrove ci sono siti che spiegano in 5 punti come poter investire. C10, con senso di responsabilità, fa e farà proposte. Cerchiamo di recuperare competitività, non rispetto l'Italia che è indietro, dobbiamo prendere spunto altrove".

 

Fabio Berardi, Pdcs: "Rivolgo un sentito ringraziamento allo statista Valentini, perché avrei voluto vederlo in una situazione diversa da questa di sciacallaggio politico dell'opposizione. Il risultato è venuto ed è quello che conta. È una data che rimarrà impressa negli annali della nostra storia. I sammarinesi oggi possono camminare a testa alta, quello che ha fatto il governo attuale e quello che lo ha preceduto ha portato il Paese ad adeguarsi a standard internazionali anche più stringenti rispetto a quelli dei Paesi vicini. Allora, fate togliere anche a me qualche sassolino dalle scarpe sulla mancata firma con il ministro Fini. Per anni questo Paese ha parlato di accordo di collaborazione con l'Italia, quando si va a parafare un accordo internazionale significa che le intese erano al 100% condivise. Ma allora le lotte intestine, le pressioni di Anis e quant'altro mi avevano costretto a dire al ministro Fini di dover rinviare la firma. E il ministro Fini ha mantenuto comunque un rapporto di amicizia con San Marino e anche a livello personale. Ma ciò ha comportato che i funzionari dei vari ministeri hanno malvisto l'atteggiamento di fuga dalle responsabilità del nostro Paese, si sono create incomprensioni che hanno pesato al rinvio della ripresa della trattativa. Oggi stiamo parlando di una nuova pagina. Quello che vede costruirsi nel rapporto bilaterale è una nuova dimensione, con noi consapevoli che siamo giunti a un punto di non ritorno: gli errori del passato non si possono più commettere e tutti, nei partiti e nelle associazioni, devono esserne consapevoli. E' finito il tempo in cui il Paese può campare sul fisco dell'Italia, dobbiamo diventare elemento non di disturbo ma di opportunità reciproca in tanti settori che possiamo rilanciare, l'Italia deve trovare in noi un alleato. Chiedo al governo di fare un lavoro di coinvolgimento con le forze politiche, datoriali e sociali per ridisegnare la nuova stagione di ripresa per economia sammarinese".

 

Federico Pedini Amati, Ps: "Da Berardi ho sentito un intervento vigoroso, il primo. Il giorno in cui Saccomanni ha firmato il decreto di uscita dalla black list mi sono personalmente felicitato con i segretari Valentini e Felici. E' sicuramente un punto di partenza e una cosa che prima o poi sarebbe arrivata, dobbiamo fare tesoro di un tempo troppo lungo che ha tenuto San Marino in una black list di uno Stato ritenuto da sempre amico. Siamo stati in ostaggio perché non adempivamo alle regole e la lista nera non ci ha consentito lo sviluppo di cui abbiamo necessità. Oggi siamo a celebrare l'uscita dalla black list e di questo me ne compiaccio. Valentini si è voluto togliere dei sassolini, in alcuni casi opportuni, ma la permanenza in black list da un lungo periodo provocava inevitabilmente una sollecitazione continua e una critica a un operato che non aveva compiuto un passo determinante ed evolutivo. Le critiche fanno parte della quotidianità quando non viene raggiunto un risultato così importante. Ci sta che ci si possa cavare un sassolino, ma non spostare responsabilità su persone che come me l'hanno sostenuta che hanno votato ordini del giorno per poter dare forza alle sue visite a Roma. Tutte le forze di minoranza l'hanno sostenuta. Tutti hanno tifato per l'uscita da black list. Se poi in politica qualcuno ha giocato sporco sulla testa di tutti, è possibile, e non va considerato amico del Paese. Mi compiaccio ancora una volta con l'uscita, che mi auguro sia definitiva, da una lista nera di un Paese che non ha nulla da insegnare a San Marino. E' vero che il punto fondamentale era la black list, ma si è perso tempo per avviare un piano di sviluppo. D'ora in avanti non sappiamo quale sarà la prospettiva economica di San Marino, era un dato significativo che dovevamo avere già pronto. E' l'unica critica forte che mi sento di fare".

 

Mariella Mularoni, Pdcs: "Esprimo compiacimento per il riconoscimento del Paese nonostante alcuni attacchi anche infondati della minoranza che non sono mancati sui media. Ringrazio i segretari che hanno lavorato per il risultato raggiunto. L'uscita dalla black list è il superamento di un clima difficile nei rapporti tra i due Paesi, iniziato nel '97 quando Visco ordinò alla Gdf di cingere in assedio il Paese e proseguito da Tremonti nel 2010, con il decreto incentivi. Il Paese capì che la trasparenza era l'unica soluzione per dare traiettorie di sviluppo. Il raggiungimento di questo risultato ha comportato un lavoro difficile di adeguamento e allineamento agli standard internazionali. Il Paese ha capito che doveva trasformarsi e il riconoscimento è arrivato. Abbiamo voluto tutti quanti il cambiamento per archiviare il passato di paradiso fiscale. Attenzione però, da oggi non possiamo permetterci di sbagliare o commettere errori, dobbiamo lavorare con correttezza e farci conoscere per quello che veramente siamo. Gli imprenditori hanno l'opportunità di tornare con ottimismo a investire in Repubblica e il governo deve creare le condizioni perché ciò si realizzi. Concentriamoci sulle cose da fare per rilanciare l'economia. Ma bisogna fare in fretta".

 

Rossano Fabbri, Ps: "Seppur condivida la soddisfazione del momento, però dobbiamo chiederci il motivo per cui, solo nel 2014, siamo riusciti a superare l'impasse. Non voglio cadere nel trabocchetto del dare responsabilità agli uni o agli altri, ma la politica deve rifletter a tutto tondo sull'onta ricevuta in 7 anni e che ha pregiudicato anche l'economia sana del Paese. Se usciamo dal momento di euforia, la politica avrebbe ben poco da festeggiare. Nel 2006 l'allora ministro Fini aveva sottoscritto un accordo che sarebbe stato meno penalizzante di quanto è successo poi. Berardi ha parlato di forti pressioni ricevute dalle organizzazioni economiche. Ecco, la politica deve essere più forte di queste pressioni e capire. Al tempo gli elementi per capire c'erano tutti. Ora occorre che varie segreterie, specialmente gli Esteri, tengano quotidianamente i rapporti con Stati e amministrazioni, liberandosi da questioni meramente burocratiche. Il nuovo punto di partenza mi auguro sia l'occasione per sgombrare il campo dal passato. Il futuro è condivisione di progetti che possano accorpare tutto il Paese ed essere condivisi da una larga maggioranza".

 

Marino Riccardi, Psd: "La novità, quando alcuni giorni fa è stato pubblicato il decreto sui Paesi virtuosi, è che San Marino non fa parte più della lista nera. Ciò ha cambiato un po' i piani della minoranza e si nota una certa difficoltà nell'intervenire. Il merito non è solo di questo governo e della maggioranza ma di tutto il Paese che ha collaborato per questo risultato. Il percorso arriva dal 2008, con l'approvazione della legge antiriciclaggio, successivamente molte normative sono state presentate, tra cui la legge sullo scambio automatico di informazione, proposta dal Psd quando era all'opposizione. Nel 2010 è stata approvata quasi all'unanimità. E' stato un segnale importante che ha fatto cambiare il percorso. Dobbiamo avere tutti i rapporti che vogliamo con l'estero, ma si tenga conto che il 90% dei rapporti di interscambio è con l'Italia, è un fattore imprescindibile. Oggi dobbiamo conservare onorabilità e continuare su questa strada, dobbiamo essere vigili e attenti sulle nostre attività economiche, perché siano svolte nel modo giusto. Con l'Italia ci deve essere una quotidiana e concreta collaborazione. Ma dobbiamo anche pretendere rispetto perché siamo una Repubblica. La collaborazione deve essere reciproca, mi auguro che questo punto venga approfondito nei prossimi giorni e mesi. Per esempio, stiamo facendo da esattori per conto dell'Italia delle multe, utilizzando i nostri uffici, senza avere un euro di vantaggio. Dall'altra parte questo non si fa. Ma se ci deve essere piena reciprocità in tutti gli atti. Mi fa piacere ascoltare che l'Italia è disponibile a sostenere San Marino nel percorso difficile e nella dura trattativa con l'Ue per l'integrazione, ma dobbiamo avere le spalle robuste per affrontarla. E' in gioco il futuro del Paese per i prossimi 20 anni".

 

Elena Tonnini, Rete: "E' il comma dei rapporti con l'Italia, ma è diventato il comma della black list. C'è differenza nel ridurre questo dibattito a un resoncotno storico sulla black list, speravo si parlasse di politica estera e non credo questa sia solo la lista nera. La vostra black list ha distrutto le prospettive della politica. L'uscita è un passo importante, ma non un risultato, è sentirsi normali, è il ripristino di una situazione anomala. La black list vi ha fatto dimenticare a cosa serva la politica estera, ovvero definire le priorità in settori strategici nell'ambito delle relazioni fuori confine, ma la vostra priorità negli ultimi anno è stato solo uscire dalla black list. L'ingresso in lista nera ha fatto sì che tutte le energie, anziché avanzare proposte in maniera attiva, fossero utilizzate per dedicare attenzione a questo. Penso al tempo che avremmo potuto dedicare alle imprese e ai progetti. I partiti che hanno contribuito a farci entrare in crisi oggi esultano, l'intervento di Valentini appare sterile in un'ottica lungimirante e non perderò tempo a rispondere alle sue illazioni. Sono un terreno sterile, come sterile è stato l'operato della sua segreteria. Se eravamo in b. l. era per quello che avete fatto, per la perdita di credibilità che ha comportato. San Marino si è costruito una reputazione da doppia facciata, da una parte gli impegni presi ufficialmente, dall'altro trovare escamotage per evitarli. Il passato dovrebbe insegnarci che non è con l'uscita dalla black list che abbiamo recuperato credibilità, il percorso inizia ora. Il consigliere Gatti dice che uscire dalla b.l. È stato difficile, con voi entrarci è stato facilissimo. E dice che abbiamo dovuto non solo fare normative, ma anche applicarle, come se non fosse una cosa normale applicare le leggi. La mancanza di controlli efficaci è stata strumentale a un sistema economico comodo alla politica, è frutto di una scelta politica. Siamo felici di vedere questo teatrino. Rete non vuole prendersi una fetta della torta della black list, gioite pure, ma oggi vedo un Paese impreparato. Che ha sperato nella normalizzazione ed è rimasto indietro su molti aspetti".

 

Tony Margiotta, Su: "Non è accettabile il fatto che San Marino sia entrato nel limbo della black list. Personalmente sono rimasto sconcertato dall'approccio del segretario Valentini perché mi aspettavo un atteggiamento propositivo. Dal 2008 ad oggi hanno chiuso 1.100 aziende e ci sono 1.493 disoccupati: riferimenti di cui dobbiamo tenere assolutamente conto. Sono rammaricato per come è stata gestita questa fase che da molti oggi viene indicata come un momento storico. Non c'è niente di storico. Storica è stata l'entrata nella black list: una macchia nera nella storia millenaria del nostro Paese. Io sono stato tra coloro che hanno richiesto le dimissioni del segretario Valentini per motivi politici perché dopo 15 mesi non avevamo ancora avuto nessun tipo di riscontro sulla black list. E ricordo al segretario Valentini che in campagna elettorale si decantava tanto il fatto che la coalizione vincente avrebbe fatto uscire San Marino dalla black list in sei mesi. Per tutto il Paese è stato inaccettabile l'ingresso in black list e soprattutto l'averci messo 15 anni per uscirci. Ora dobbiamo lavorare per far ripartire una nuova fase per San Marino. Un nuovo Risorgimento per la nostra economia e per la nostra immagine macchiata in maniera devastante. Altrimenti non esiterò a chiedere nuovamente le dimissioni di qualunque segretario non faccia il proprio dovere".

 

Mario Lazzaro Venturini, Ap: "Non sono uno che ha il paraocchi e anche nella passata legislatura ho parlato di qualche errore di troppo. Ma su altre, come ad esempio la vicenda Cassa di Risparmio, il 'Patto' non credo abbia responsabilità. Siamo usciti dalla black list, senza perdere sovranità e abbiamo perciò recuperato credibilità. Ho sentito in questo dibattito affermazioni sopra le righe. Io credo che l'uscita dalla black list chiuda uno dei periodi più difficili nella storia del nostro Paese e ne apra un altro che deve portare nuovi investimenti, nuovi posti di lavoro e dunque un rilancio dell'economia. Se il governo non sarà capace di avviare una nuova economia, se ne tornerà a casa. Altrimenti se farà bene continuerà ad amministrare questo Paese. In ogni caso i rapporti con l'opposizione non cambiano perché questo è un governo politico. Tutte le responsabilità giustamente pesano su chi governa, perché anche se l'esecutivo dovesse azzeccare tutte le scelte non riceverebbe certamente il plauso della minoranza. L'uscita dalla black list è stata un sollievo per tutti. Ma non sono convinto che sia merito di tutto il Paese, penso più che si tratti dì una vittoria della politica. La politica aveva inguaiato il paese e la politica ha risolto i problemi. Certamente parte del Paese ha condiviso questo percorso volto alla trasparenza ma c'è stata anche parte di Paese che godeva dei frutti di un'economia distorta e che ha contrastato le nostre iniziative".

 

Mimma Zavoli, C10: "Questo risultato rappresenta una boccata d'ossigeno per il Paese. Ciò detto vorrei fare un paio di considerazioni. Questa vicenda è costituita da un prima e da un dopo. Nel prima tutti noi abbiamo avuto una parte. E credo che prima o poi un bilancio vada fatto cercando di essere il più possibile obiettivi. Questo Paese si è cullato su un agio che non poteva avere e che ha garantito a tutti noi un benessere importante ma effimero. Anche le forze sociali hanno avuto una loro responsabilità. Non è accettabile perciò ascoltare le accuse del segretario Valentini rivolte all'opposizione di irresponsabilità, atteggiamenti grotteschi e denigratori delle istituzioni. Nessuno di noi ha mai pensato di venire meno al rispetto delle istituzioni, perciò vorrei fossero ritirate quelle accuse. Questo Paese ha sofferto: le sue imprese e i suoi lavoratori hanno pagato le colpe della brutta politica. La minoranza ha il ruolo di pungolo e in tal senso abbiamo sollecitato il segretario Valentini a venire in Aula per fare un punto sulle trattative per l'uscita dalla black list. Mi aspetto che ci si incammini su strade assolate e cariche di luce sperando che quello che la maggioranza sta cercando di costruire tenga conto anche della collaborazione con la minoranza. Voi avete il timone, ma su quella barca non siete soli: staremo col fiato sul collo della maggioranza per segnalare le cose che ci sembrano poche chiare".

 

Denise Bronzetti, Indipendente: "E' sicuramente un risultato positivo l'uscita dalla black list. Un punto di partenza da cui partire per costruire un nuovo modello economico. In questi anni bui di black list i segretari di Stato che si sono succeduti hanno fatto semplicemente quello che dovevano fare. Ha sofferto tutto il Paese: sia le aziende, quelle che hanno chiuso, quelle che sono andate via e quelle che sono rimaste, sia i cittadini disoccupati che ancora soffrono senza vedere spiragli concreti. La politica sammarinese ha avuto responsabilità, basti pensare alle tante promesse di cambiamento fatte all'Italia ma mai mantenute. Il Mef elenca le ragioni dell'uscita dalla black list di San Marino e ci riconosce l'adesione a standard normativi internazionali, ma ci chiede anche di essere conseguenti, ovvero di vigilare sulla corretta applicazione delle norme per creare un sistema virtuoso e collaborativo. C'è chi potrebbe pensare di tornare a San Marino per fare quello che si faceva prima, ma non possiamo permetterlo: dovremo fare sistema ed evitare che ciò possa accadere nuovamente. Altro motivo su cui poggia l'uscita dalla black list è la riforma fiscale, simile al sistema italiano, ma anche al resto dei paesi europei. Vorrei che fosse chiaro a questo Paese che non possiamo dimenticarci come e perché siamo entrati nella black list. Ora lo sforzo deve essere ancora più corale rispetto a quanto fatto fino ad oggi. La sfida è grande e gli alibi non esistono. Ci deve essere un Paese che insieme reagisce e insieme costruisce".

 

Marco Arzilli, segretario di Stato per l'Industria: "Prima di tutto sento di dover fare dei ringraziamenti. Al di là dei governi cui ho partecipato e dal lavoro svolto con gli altri segretari per uscire dalla black list, ringrazio chi in Consiglio ha capito l'importanza di mettere da parte le divisioni e ha lavorato per il bene del Paese. Una politica di basso profilo avrebbe inficiato tutto il lavoro. Grazie a Tribunale, Aif, Gendarmeria, forze di polizia, nucleo antifrode, Clo, ufficio di controllo e attività economiche; alle imprese che hanno vissuto difficoltà che non potevano immaginare e nonostante tutto hanno continuato a credere nel Paese in attesa di questo risultato; ai professionisti che fanno parte dell'evoluzione del Paese, ai lavoratori che stanno subendo situazioni non semplici, come la disoccupazione, e a tutti quei sammarinesi che hanno capito l'importanza del cambiamento. Il riconoscimento avuto dagli organismi internazionali, prima che dall'Italia, non sono caduti dall'alto, non sono favori, sono risultati sudati e guadagnati sul campo e su scelte non semplici che hanno fatto subire a governo, maggioranza, e a chi dall'opposizione li ha sostenuti, parecchie pressioni. Ricordo quando si è iniziato a ragionare sul superamento dei vecchi pilastri, mai messi in discussione: segreto bancario, anonimato societario e controlli blandi. Tutto questo ce lo siamo guadagnati con serietà e determinazione. Questo Paese può andare a testa alta, è un momento di grande soddisfazione e responsabilità. E' ora di ragionare in un contesto globale. E' entusiasmo per le sfide che ci aspettano. Forse oggi economicamente siamo più poveri, ma siamo più sicuri, senza valori calpestati da un'economia drogata e da una popolazione resa inagibile a reagire per il suo benessere diffuso. Non potevamo continuare con la politica isolazionista. Ho sentito critiche ingenerose per il segretario Valentini. Oggi la politica estera è tornata un asse portante della politica del Paese. Caro collega, il sostegno del governo c'è. Non abbiamo lasciato il Paese al suo destino. Le sfide aspettano tutta l'Aula consiliare. Non posso accettare la semplificazione che nulla è stato fatto, si è tentato in continuazione di agire per dare sostegno alle imprese: il credito agevolato, gli strumenti di sostegno all'occupazione, un sistema che ha dimostrato di avere ragione di esistere, gli aiuti alle imprese giovanili, poi l'azione di pulizia dell'economia marcia che ha corroso un Paese. Qui le responsabilità sono molto ampie, non solo della politica. Gli scandali sono venuti fuori perché il Paese è cambiato. Poi le revoche, la chiarezza di dare residenze a imprenditori. Oggi credo che tutto questo abbia dato un risultato. Delle 2 mila imprese che hanno chiuso, 1.650 erano senza dipendenti, 200 con un solo dipendente. Oggi siamo i primi a denunciare le cose, prima dell'Italia. E' un risultato. Ma se c'è qualcuno che non voleva che San Marino non uscisse dalla b.l. sono quei poteri forti che hanno soffocato l'economia e si sono aggrappati a un modello economico che non esiste più in nessuna parte del mondo. Noi abbiamo un progetto economico: rigore, economia sana e reale, internazionalizzazione del Paese. Tra questo passano i rapporti con l'Italia, un vicino con cui cooperare e con cui abbiamo progetti importanti. La visita del ministro Zanonato ha confermato l'interesse e portato a un'accelerata per il Parco scientifico e tecnologico. Poi l'Aeroporto: a settembre ci sono state affidate aree per 40 anni, per lavorare su queste infrastrutture. Dobbiamo dare al Paese fiducia, per dire che ora abbiamo fatto un passo importante. Vero lavoro ed economia sana sono le sfide su cui concentrarci ora".

 

Francesca Michelotti, Su: "Il compito che ci aspetta oggi è grave e dobbiamo sapere come muoverci. Bisogna rispondere a degli interrogativi cruciali. Perché siamo finiti in b. l.? La mia versione è questa. La nostra forte competitività con l'Italia era in auge da più di un ventennio, sempre più aggressiva in campo finanziario. Poi è arrivata la crisi globale e l'Italia non è stata più in grado di tollerarlo. Finché non c'era la crisi, il danno all'Italia era considerato lieve, nel momento in cui si è arrivata la crisi si è dimostrato un peso insostenibile. Abbiamo banchettato sul segreto bancario e sull'anonimato societario e con la crisi siamo diventati il capro espiatorio. Siamo irrilevanti rispetto alla politica italiana e anche nei suoi rapporti con gli organismi internazionali. Abbiamo vissuto in maniera non adeguata ai propri limiti e prima o poi la bolla esplode. Una cosa dovremmo imparare: la prima lezione è che noi dovremmo sapere quali sono i nostri limiti. In sede internazionale nessuno ci ha difeso, a qualcuno nel Paese è venuto in mente di sfidare alcune centrali finanziarie italiane e il livello di corruzione era diventato allarmante anche per procure, Gdf, per la parte più rigorosa dell'economia italiana. Visco ci aveva messo in guardia nel '97. Ma perché l'Italia ci ha tenuto sulla griglia per tanti anni? Per una sola ragione, perché 'non servono'. Forse perché aveva altro cui pensare, per indifferenza sulla nostra sorte. Solo un fattore poteva interessare, i 5 mila frontalieri che abbiamo colpito con la tassa etnica e in un nano secondo li abbiamo trasformati in una razza nemica. Per 5 anni gli ultimi governi si sono dati da fare per dare migliori risposte possibili alle raccomandazioni, ma dall'altra infilava errori su errori che mettevano in dubbio le sue volontà di cambiamento. Cito le pressioni su Bcsm, le ingerenze del governo sulla trattativa Sopaf-Cassa, i bonifici milionari da banche commissariate, infine le teorie del complotto per difendere i politici coinvolti in processi penali. Nel governo abbiamo avuto componenti in buona fede e no. Penso che l'Italia abbia voluto recuperare il massimo di quanto le abbiamo tolto, più restavamo in graticola più eravamo disposti a cedere. Perché ne siamo usciti? Perché forse il ministro Saccomanii ha pensato che non fossimo più un problema. Cosa si aspetta l'Italia? C'è scritto nel chiarissimo comunicato del Mef. Vorrebbe alta fiscalità, scambio di informazioni automatico, collaborazione fiscale e finanziaria. Dite niente? E' una fetta di sovranità che se ne va. E' inaccettabile che si possa negoziare la nostra fiscalità con quella italiana. E' impensabile che possiamo avvicinarci alla pressione fiscale italiana, una delle più alte nel mondo. Sul resto hanno ragione. Perché noi non siamo in grado di gestire la materia finanziaria in modo da avere rispetto assoluto della nostra sovranità, non abbiamo competenze, tenuta etica del sistema, non abbiamo le istituzioni. Qui non sarebbe perdita di sovranità, ma acquisire la dignità per restare nel consorzio degli altri Stati. Antiriciclaggio e antiterrorismo sono una partita internazionale, non sarà perdita di sovranità".

 

Franco Santi, C10: "Il risultato era atteso da tutti e rappresenta un punto di svolta, la pietra angolare della nuova San Marino. Il nostro movimento ha proposto l'istituzione di un 'non black list day' per celebrare il passaggio e costringerci a non dimenticare che ci sono voluti 15 anni per uscirne e normalizzare i rapporti con l'Italia. Il segretario Felici ha esplicitato bene le cause, mancanza di collaborazione e vantaggio fiscale troppo alto. Se questo era chiaro, perché ci abbiamo messo 15 anni? Perché non ottemperare le richieste permetteva di sostenere privilegi e prebende, sistema concessorio. Questi 15 anni hanno visto lo scontro tra chi aveva capito che un'epoca era finita e chi non voleva smettere di aggirare le regole e massimizzare le rendite. Lo scontro non ha risparmiato nessun tipo di organizzazione del Paese, politica, economica e sociale. La speranza del mio movimento è che la lotta sia terminata e che ci sia finalmente un vincitore. Anche per questo è importante festeggiare questo momento storico che non è l'uscita dalla b. l., è sconfitta di un sistema economico che ha fatto la sua fortuna sulla mancanza di legalità e trasparenza".

 

Teodoro Lonfernini, segretario di Stato al Turismo: "Vorrei ringraziare il collega Pasquale Valentini che grazie alla sua attività ha reso possibile il raggiungimento di questo risultato. A lui dsi deve un'opera di pressione dignitosa per far capire che il nostro Paese non poteva più aspettare. Un ringraziamento anche al governo precedente e al consigliere Antonella Mularoni che hanno lavorato per permettere a San Marino di recuperare credibilità dopo le azioni di qualcuno che credeva che il Paese non fosse di tutti i sammarinesi, ma solo di una parte. Un altro ringraziamento al Consiglio grande e generale attuale e della precedente legislatura. Dal 2008 ad oggi le istituzioni hanno fatto partire una grande stagione di riforme e di variazione dell'assetto politico ed economico del nostro Paese. Abbiamo rovesciato completamente il nostro Stato: ricordo i passaggi sul segretario bancario, sull'anonimato societario e sulle riforme di carattere fiscale. Il segreto bancario e l'anonimato societario erano capisaldi della nostra economia ma dal 2008 abbiamo deciso di intraprendere una strada diversa, più complicata. Una volontà ben determinata dall'allora maggioranza e da quel governo. Un fatto incontrovertibile e non posso e non voglio sentire ragioni strumentali che possano contestare questo aspetto. Il futuro si basa su macro aree economiche che devono essere sviluppate oggi. Non c'è un domani o lo facciamo oggi, cogliendo occasioni, oppure ci ritroveremo qui tra qualche tempo a ricordarci quando saremmo potuti salire su quel treno. Le macro aree sono Turismo, Commercio, Tecnologie, Telecomunicazioni, Efficienza Pubblica Amministrazione che deve portarci a un abbassamento della burocrazia tale da essere considerata un vantaggio dagli investitori esterni, pari ai vantaggi fiscali. Sarà fondamentale aprire una stagione di riforma istituzionale del Paese. Dobbiamo far viaggiare parallelamente il nostro sviluppo con circostanze di carattere istituzionale che devono rispondere a quello sviluppo. Invito il Consiglio a iniziare a lavorare intorno a un tavolo per mettere in piedi una riforma istituzionale".