“Discriminatorio aumentare del 7% il costo del lavoro per assumere i frontalieri”
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Mercoledì 15 Marzo 2017

 

SAN MARINO - Si è svolto in data 9 marzo l'incontro convocato dal Governo con le parti sociali, per illustrare il Progetto di Legge "Modifiche e integrazioni alle norme in materia di sostegno allo sviluppo economico". Nell'occasione, il Presidente Stefano Ceccato, su mandato del Consiglio Direttivo, ha manifestato la propria forte contrarietà - in particolare sull'aumento del 7% per le nuove assunzioni di lavoratori frontalieri – ed ha auspicato che il provvedimento venga profondamente rivisto in funzione di veri interventi per lo sviluppo delle imprese. A tal proposito, appare quantomeno strano che venga presentato un Progetto di Legge sullo sviluppo già scritto e il giorno seguente - come da Ordine del Giorno votato in Consiglio Grande e Generale - si avvii il nuovo tavolo tripartito che ha, tra gli altri obiettivi, proprio lo sviluppo del Paese e della sua economia. Nel testo si legge infatti: "... attivare nell'immediato un confronto stabile con le organizzazioni sindacali e le associazioni di categoria per affrontare i temi inerenti la finanza pubblica e definire interventi partecipati per risolvere con senso della prospettiva le problematiche in atto e rilanciare le politiche di sviluppo". E' dunque in questo ambito che deve essere riportato il dibattito ed è qui che devono essere individuati gli interventi necessari.

Come detto, il Progetto di Legge presentatoci interviene in diversi ambiti, ma la novità più significativa riguarda l'art. 4 che - modificando l'art. 3 della legge 156/2011 e quindi rendendo più libera l'assunzione dei lavoratori frontalieri - prevedrebbe un maggiore onere contributivo rispetto all'assunzione di un lavoratore sammarinese, portato all'8,9% se il numero dei frontalieri occupati è pari o superiore al 30%. Mentre se si assumesse un sammarinese l'aliquota resterebbe fissa all'1,9%. Una norma che appare discriminatoria e anacronistica, in contrasto con gli accordi con l'Italia – da cui proviene la maggioranza dei lavoratori frontalieri -, e che potrebbe minare il percorso per l'accordo di associazione all'Unione Europea, al quale si sta lavorando.

Inoltre è evidente come questo eventuale intervento andrebbe a causare un notevole aumento del costo del lavoro per quelle aziende che andassero ad assumere lavoratori frontalieri, e questo indipendentemente dalle competenze. E' assurdo che un'azienda già frenata da un mercato del lavoro interno ridotto e spesso privo delle necessarie professionalità, venga ulteriormente penalizzata nel momento in cui trovi le competenze necessarie fuori da San Marino. Senza considerare il fatto che già oggi è difficoltoso attirare le migliori competenze a San Marino, dove peraltro vige ancora la poco attrattiva norma del tetto alle pensioni. Ci chiediamo quindi quale imprenditore possa essere spinto ad investire in Repubblica, sottolineando anche la preoccupazione rispetto a quanti potrebbero andarsene.

Il confronto con il Governo, che deve proseguire nell'ambito del percorso avviato con tutte le associazioni di categoria e organizzazioni sindacali, non può ridursi alla mera presentazione di interventi ideati dall'Esecutivo senza la necessaria valutazione e verifica di ciò che realmente serve e delle conseguenze derivanti da eventuali decisioni. Questo è l'unico modo per intervenire puntualmente dove obiettivamente c'è bisogno. Cogliamo quindi con favore la decisione di non portare il suddetto Progetto di Legge in Consiglio Grande e Generale già nella sessione di marzo, auspicando che venga ritirato ed eventualmente ridiscusso nell'ambito del nuovo tavolo tripartito.

 

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