Osla firma gli aumenti Polemica sull'erga omnes
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Mercoledì 16 Settembre 2009

Duecentosettanta aziende iscritte per oltre sei mila dipendenti e 2 miliardi di euro di fatturato. Sono questi i numeri dell’ANIS, l’Associazione dell’Industria Sammarinese. Eppure l’Osla, firmando (davanti ai taccuini e alle telecamere dei giornalisti chiamati per l’occasione) le tabelle retributive per il settore industria e artigianato, ha voluto compiere una prova di forza, a scapito delle imprese, rivendicando contestualmente la validità “erga omnes” dei contratti frutto dal lavoro del tavolo tripartito. Nella fattispecie, gli aumenti previsti sono dell'1,6% per il 2009 e del 2,1% per il 2010 (si consideri che in agosto l'inflazione è tornata a salire ed ha raggiunto quota 0,3%).
È inconcepibile – afferma Carlo Giorgi, Segretario Generale dell’ANIS - che qualcuno voglia imporre la propria volontà ad altre associazioni. Noi non abbiamo firmato l'accordo tripartito e i rinnovi contrattuali in accordo alla volontà dei nostri iscritti, che sono la grande maggioranza del settore. Io non credo che sia nelle intenzioni di Osla rappresentare chi ha manifestato volontà contraria".
La validità delle migliori condizioni contrattuali applicate in tutti i casi (“erga omnes”, appunto) è prevista dell'articolo 9 della legge n.7 del 1961. Una legge che andava bene per la realtà contrattuale degli anni Sessanta ma che è decisamente sorpassata dal tempo. E che viene applicata – l’esempio odierno è lampante – a sfavore dei diritti di altri soggetti, anche quando essi rappresentano numericamente la grande maggioranza.
Emblematiche in tal senso le parole di Francesco Biordi, segretario Usl, il neonato sindacato, a commento della firma di Osla: “In questo momento a San Marino vige l'erga omnes, da questo non si può prescindere perciò, se si vuole arrivare a dire che il concetto è superato, bisogna cambiare la legge". Ed è proprio quello che rimarca l’ANIS: “L’uso strumentale dell’erga omnes segna un punto di svolta – sottolinea il Segretario Giorgi – E la politica, il Governo e i partiti, ora si devono assumere la responsabilità di regolamentare la questione della rappresentatività delle associazioni sindacali e di categoria”.