Ecco l'autovelox fiscale ai confini del Titano
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Martedì 10 Novembre 2009

È arrivato il famigerato “autovelox fiscale” ai confini della Repubblica. Si vede che il tempo stringe per lo scudo fiscale: che l’Italia non abbia intenzione di stare con le mani in mano in attesa che i soldi dall’estero rientrino, già lo si sapeva. Il cartello di avviso ai transitanti è emblematico: “su questa strada si effettua il monitoraggio del traffico tramite videosorveglianza ai fini dell’accertamento e della repressione dei reati e degli illeciti amministrativi”. Come a dire: si salvi chi può.
L’autovelox fiscale è già operativo anche al confine con la Svizzera (i cui rapporti con l’Italia restano tesi), mentre nel Mezzogiorno italiano le Fiamme Gialle lo utilizzano già da tempo per contrastare il fenomeno del riciclaggio di denaro sporco. Ma come funziona esattamente? Qualche settimana fa una nota dell’Agenzia delle entrate lo aveva spiegato: l'obiettivo principale dell'autovelox è quello di bloccare i soggetti che muovono all'estero denaro o altri titoli e beni di rilevante valore, facilmente trasportabili negli autoveicoli. Il sistema di misurazione e rivelamento tecnologico che affiancherà le telecamere, le termocamere e i lettori a infrarossi è piazzato sulle unità mobili delle Fiamme Gialle. Questo speciale autovelox (anche se il termine è decisamente improprio, per il semplice fatto che non calcola la velocità) permette di riprendere i numeri di targa di tutti i veicoli transitanti presso una determinata area stradale.
"In particolare – aveva precisato l'Agenzia delle Entrate - l'autovelox sarà collocato in modo tale da fotografare, esclusivamente, le targhe sospette e non i conducenti dei mezzi monitorati (che saranno informati con una particolare segnaletica), mentre l'apparecchiatura (nonostante possa registrare quantità illimitate di dati) conserverà le immagini nel proprio hard disk, e per scopi solo operativi, limitatamente per 15 giorni". Il nuovo mezzo permetterà di costruire un vero e proprio database con le auto sospette. "Un apposito software, poi, elabora l'immagine fotografata trasformandola in file digitale e tale informazione viene incrociata con altre banche dati come, ad esempio, quelle dell'Anagrafe tributaria e della motorizzazione o delle altre forze dell'ordine".