Commissione Giustizia, Valentini nuovo Presidente
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Mercoledì 11 Novembre 2009

Ritenta, sarai più fortunato. E in effetti al secondo tentativo Pasquale Valentini, è stato nominato Presidente della Commissione Consiliare Giustizia. Ieri mattina in aula è stato un autentico plebiscito per il segretario politico del Pdcs: 51 presenti, 50 voti favorevoli, 1 scheda bianca.
Nel precedente consiglio Valentini non aveva infatti raggiunto i due terzi dei consensi necessari: l’opposizione si era messa di traverso perché non c’era stata condivisione nella decisione, come da prassi.

La votazione su presidente della commissione ha concluso la mattinata dei lavori consiliari che si sono incentrati sui temi dei rapporti con l'Italia. Non sono mancati poi interventi per ricordare l'anniversario della caduta del muro di Berlino. Lo stesso segretario Pdcs ha sottolineato l'importanza dell'evento che "rappresenta, nel nostro piccolo, la necessità di recuperare il grande valore della democrazia parlamentare". Il leader di via delle Scalette sottolinea così "il contributo del ruolo dei parlamenti nel creare le condizioni di rispetto e pace nel contesto mondiale e di sviluppare la capacità degli Stati di collaborare e cooperare insieme nell'interesse comune". Il ricordo della caduta del muro è in sintesi "un richiamo alla responsabilità dei parlamenti del mondo affinché altri muri non esistano più".

Interviene sul muro anche l'Unione dei moderati: Per Angela Venturini è l'occasione di riflettere sul significato della libertà. Troppi i muri che restano da abbattere, "noi che abbiamo il privilegio di appartenere a un Paese libero ab originis - esorta il consigliere - e che rappresentiamo una millenaria tradizione di democrazia, abbiamo più di altri la responsabilità di dare il nostro contributo per abbattere questi muri".

Esiste un muro anche a San Marino, per Giuseppe Maria Morganti, Psd. Si tratta di un "muro ideologico" quello del processo di integrazione europea. "Il nostro Paese sta cambiando radicalmente idea sul proprio futuro,- chiarisce- e perciò sarebbe ora di dare il via a una svolta significativa delle coscienze". Ma "ciò non avviene - spiega Morganti – perché la classe politica è indietro rispetto alla società". A dimostrarlo, conclude, "la tensione che sta vivendo il nostro Paese nei rapporti con l'Italia".