La firma con l'Italia? E' un work in progress
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Mercoledì 11 Novembre 2009

La firma dell’accordo con l’Italia? È un work in progress. Solo che nessuno sa dire quando la tela intessuta dalla diplomazia sammarinese per superare l’ostacolo Tremonti (che poi è l’ostacolo scudo fiscale: altro che Muro di Berlino, questo si che è difficile da scavalcare) sarà completata. Nessuna data certa, dunque: lo sostiene il Segretario di Stato per gli affari Esteri Antonella Mularoni, il cui intervento ha aperto ieri mattina i lavori del Consiglio Grande e Generale. All’ordine del giorno l’aggiornamento dei rapporti con l’Italia, comma inserito a larga a maggioranza nel precedente Consiglio proprio perché la situazione è di assoluta attualità.
Secondo il Segretario Mularoni, “Non abbiamo ancora una data per la firma, ma spero di avere maggiori informazioni e di poterla comunicare nel prossimo Consiglio", ha detto ai Consiglieri. Il Segretario agli Esteri precisa poi che l'attività e i contatti con Farnesina e Presidenza del consiglio proseguono. Inoltre, "vari parlamentari italiani tra cui, come abbiano constatato, quelli della commissione esteri, conoscono il problema e si stanno attivando". In sintesi, Mularoni è fiduciosa: "Anche se è il governo che deve procedere alla firma, abbiamo molti amici che conoscono la nostra causa".
Il riferimento non soddisfa però Claudio Felici, capogruppo Psd che torna a chiedere "un'iniziativa ufficiale e pubblica" all'Italia, ovvero un faccia a faccia tra governi. "Dalla volta scorsa - spiega il capogruppo dei socialisti e democratici - i rapporti con l'Italia non sono migliorati". Anzi, "la crisi del circuito di pagamento Iccrea e i controlli asfissianti ai nostri confini confermano che le tensioni sono cresciute". Perciò, fa notare Felici, "con l'ordine del giorno del precedente Consiglio, la maggioranza si era impegnata, se la situazione critica fosse perdurata, di assumere iniziative istituzionali ad alto livello, da governo a governo, per sollecitare la firma".
Anche i Democratici di Centro evidenziano l'incertezza e i rischi che incombono sul mondo bancario ed economico. Il consigliere Pier Marino Mularoni lamenta il silenzio del segretario di Stato per le Finanze, Gabriele Gatti, e giudica insufficiente la lettura dei testi degli accordi ai capigruppo della settimana scorsa. Al contrario, il consigliere chiede "un'azione di illustrazione tecnica delle prospettive che il nostro Paese può portare avanti con gli accordi". Per Mularoni, "il governo sa quali obblighi e rinunce ci saranno", perciò "si deve fare in modo che gli operatori possano agire con maggiore tranquillità". E si rivolge quindi a Gatti: "Sarebbe necessario parlare al Paese e tranquillizzarlo dal punto di vista tecnico per evitare il fuggi fuggi generale che ne potrebbe derivare".
Maggiori chiarimenti sugli aspetti tecnici degli accordi li chiede anche il consigliere Silvia Cecchetti, Psrs: "E' arrivato il momento di confrontarci sui testi veri e propri - manda a dire - soprattutto riguardo ad alcuni aspetti e profili tecnici". Di fatto, ora che sono già stati parafati, "rendere noto questi accordi non potrà più provocare danni, ma agevolare l'impostazione dell'economia futura". Di fatto, ci sono alcuni dubbi che devono essere chiariti per gli operatori, in particolare, rileva Cecchetti, sulla retroattività.