San Marino Crac? Corriere bocciato in matematica
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Giovedì 19 Novembre 2009

All’atto della presentazione del San Marino Forum, nella massa di dati forniti da Valerio De Molli, managing partner di Ambrosetti – The European House, è stata citata, a volo radente, una slide che ricostruiva il collegamento del settore finanziario al Pil di San Marino. Quel ragionamento, breve e incidentale, forse per la fretta, non è stato ben compreso da tutti. E alla fine, come nel gioco del telefono senza fili, è finito per essere distorto al punto tale da trasformarsi in una “notizia”, e che notizia: il probabile crac di San Marino. Ad interpretare male il dato di Ambrosetti relativo a tutti i discorsi sullo scudo fiscale che si affronteranno venerdì e sabato al Kursaal nell’ambito del terzo San Marino Forum è stato niente meno che il Corriere della Sera, che domenica, con una certa leggerezza, ha ipotizzato appunto il crac del Titano, ipotesi che sarebbe stata suffragata da quanto affermato da De Molli per quanto riguarda il rapporto tra il settore finanziario e il Pil.

Il fatto è che i dati presi in considerazione dal Corsera non erano quelli forniti da Valerio De Molli. O meglio mancava un passaggio.

“Il settore della finanza rappresenta il 18,6% del Pil e per ogni crescita di un punto percentuale della raccolta, la parte di Pil rappresentata dalle banche cresce di 1,02%”, precisa oggi De Molli, visto che ce n'è ancora bisogno. Ma la parte di Pil rappresentata dalle banche è la "fetta" della torta, non la torta stessa. Così il calcolo del Corriere della Sera - che calcolando le attuali ipotesi di contrazione del sistema finanziario sammarinese arrivava ad una riduzione di 7,3 punti del Pil (che sì, sarebbe un tracollo per il Titano) - in realtà è sbagliato per una piccola dimenticanza: la divisone di questo dato per 18,6. E allora l’ipotesi di riduzione del Pil arroverenne al massimo di 1,4 punti percentuali, che ha tutto un altro valore. Il ragionamento dunque era semplice, ma errato. Un errore da matita rossa, se si considera che ricaduta può avere la notizia, pubblicata sul maggior quotidiano italiano, che erroneamente e ingiustamente annuncia l'ipotesi di fallimento di un intero Stato.