Vaciago: contro la crisi discernimento e progettualità 
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Venerdì 20 Novembre 2009

San Marino Forum 2009 - 20 novembre - Intervento 4

 

“Cos’è la crisi? Nell’Ottocento era definito dai medici un improvviso miglioramento di una malattia seria. Oggi crisi è sinonimo di rottura, di terremoto, di guai, non certo di ricostruzione. È chiaro che in passato la parola era meno temuta. Il cambiamento passa attraverso momenti di crisi”. Così l’economista Giacomo Vaciago, Professore di politica economica all’Università Cattolica di Milano.
Vaciago invita a leggere i paragrafi 21 e 22 dell’Enciclica di Benedetto XVI. Due paragrafi molto ben scritti. ‘Si esce con il discernimento e la nuova progettualità’. Ed è quello che invito a fare tutti i giorni. Peccato che quello che più soffre sono gli investimenti, cioè il futuro. Stiamo rinviandolo, il futuro che dobbiamo costruire.
Vaciago guarda alla situazione generale. “Sono successe tre cose assieme: una crisi finanziaria molto seria, la più grave che io ricordi, degli ultimi secoli, da cui stiamo uscendo. La recessione, da 5 trimestri, da cui stiamo uscendo. E la crisi industriale, da cui invece non siamo usciti”.
L’analisi di Vaciago è sferzante: “La strategia per uscire è stata questa. Banca Centrale regala soldi alle banche a tasso zero, che li impiegano come minimo in titoli di stato al 3% e accantonano; nella sostanza, le banche centrali stanno risanando le banche grazie alla liquidità che possono regalare. I governi lo sanno”. Ma i governi vanno a casa, e i banchieri li sostituiscono. “Il peggio era la fine del mondo, fu evitata un anno fa dai banchieri centrali che lo scorso 8 ottobre ridussero i tassi est-ovest in modo coordinato: non era mai successo da Adamo ed Eva”.
“Parliamo della crisi industriale. Crollano cose lontanissime dal consumatore, come la siderurgia. Con cali fino al 50%. Crollano i magazzini, crollano gli ordini. Un disastro”.
Italia e zona Euro. L’Italia da anni è in sintonia con la zona Euro. Gli shock sono comuni: è lo sgonfiarsi della bolla della new economy, della bolla subprime. Quando le cose vanno male l’Italia si muove come gli altri. Basterebbe Bruxelles, ma ci sono 16 paesi che si muovono diversamente, 16 paesi che faticosamente regalando agli altri le proprie importazioni e sperando di ricevere ricambiato le importazioni, ci ritorna indietro. Quanti anni ci mette l’Italia, e San Marino che ci sta dentro? La triste conclusione è che se non facciamo di più e di meglio come governi nei primi anni, si tornerà a crescere quando il resto del mondo crescerà molto”.
Per l’impresa invece “La ricetta è andare dove la crescita c’è: anche le imprese più grandi non fanno più grandi i paesi”.