Cori razzisti, botta e risposta tra politica e mondo del calcio
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Lunedì 11 Gennaio 2010

Botta e risposta tra politica e mondo del calcio. La proposta del ministro degli interni Roberto Maroni di far sospendere le partite agli arbitri in caso di manifestazioni razziste non piace agli addetti ai lavori. Secondo Marcello Nicchi, presidente dell’Aia “Diventa pericoloso caricare l'arbitro di ulteriore responsabilità”.
Dare la facoltà agli arbitri di sospendere le partite in caso di cori o altre manifestazioni razziste. Questo il sunto della volontà del ministro degli interni Roberto Maroni per mettere la parola fine all’annoso, e finora mai risolto, problema dell’intolleranza negli stadi. Il mondo del calcio è in sintonia con il ministro leghista per il fine da raggiungere ma non nel modo per attuarlo.
Attualmente è il responsabile all’ordine pubblico, già presente in ogni campo di calcio, l’unica figura che può prendere tale decisione e passare questa patata bollente agli arbitri trova diverse critiche.
Per Marcello Nicchi, presidente dell’Aia, “Diventa pericoloso caricare l'arbitro di ulteriore responsabilità. Il direttore di gara oltre a seguire quello che accade sul campo si vedrebbe costretto a tenere sotto controllo quello che succede sugli spalti”. Nel caso che non sentisse cori ingiuriosi o non vedesse striscioni razzisti si troverebbe al centro del ciclone, quando già adesso per un fuorigioco non segnalato viene messo alla gogna. Fermo restando la volontà degli addetti al settore nel collaborare per debellare violenza e razzismo nello sport è lo Stato che si deve prendere l’onere di contrastare questa dolorosa e vergognosa piaga.