Corsa verso il Superbowl, restano in lizza solo Vikings, Saints, Jets e Colts
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Lunedì 18 Gennaio 2010

Saranno i New York Jets e gli Indianapolis Colts a giocarsi il titolo di campioni della NFC (e un posto al Superbowl, naturalmente), mentre nella AFC alla finale di Conference sono approdati i Minnesota Vikings e i New Orleans Saints. Questo l’esito delle quattro sfide di play off andate in scena nel week end, due decisamente molto combattute, nella National Football Conference, due invece a senso unico, nell’American Football Conference.
Partiamo proprio dall’AFC, non fosse altro che per far crescere l’attesa.


Dallas Cowboys – Minnesota Vikings 3-34
Dallas una settimana fa aveva rotto l’incantesimo ed era riuscita a vincere la prima partita di post season dopo un digiuno infinito, i Vikings erano avvisati del fatto di trovarsi di fronte una squadra molto determinata. Anzi, c’era – e non erano pochi - chi scommetteva sui Cowboys convinto che quanto di meglio fatto vedere da Minnesota in regular season sarebbe stato cancellato in un sol colpo da Romo e soci.
Invece il campo ha fatto vedere esattamente il contrario: Brett Favre è stato strepitoso, coadiuvato da una prova straordinaria dei ricevitori e da una linea d’attacco che ha retto l’urto della 3-4 di Dallas, tra le cose migliori viste quest’anno in Nfl. E la difesa di Minnesota ha letteralmente maltrattato Tony Romo e l’attacco texano. Cose che si vedono solo in una gara di play off.
Nel primo quarto le difese si fanno subito sentire. Fumble di Romo, toccato duro, un sack duro su Favre, poi ancora un fumble del qb di Dallas comunque recuperato dalla squadra in trasferta. Dallas ha l’occasione di sbloccare con un field goal dalle 48 yard ma il kiker Suisham si conferma uno dei punti deboli di quest’anno, e calcia a lato. Poco dopo passa Minnesota, con una bomba di Favre per Sidney Rice, che fa sparire il pallone nella tasca e beffa il d-back.
Nel secondo quarto Dallas riesce a sfiorare la red zone avversaria ma viene respinta indietro e si deve accontentare di 3 punti messi a segno da Suisham. E qui inizia il monologo di Favre, che prima dell’intervallo pesca ancora Rice dopo aver evitato lo scontro frontale con un treno (il de Marcus Spears) per un td-pass di 16 yard. Dopo il terzo fumble di Romo, colpito duro dal lato cieco, i Vikings arrivano all’intervallo in vantaggio per 17-3 grazie a un Fg di Longwell dalle 23.
Dallas prova ad accorciare ma prima Suisham sbaglia un altro field goal (non facile, dalle 49 yard), quindi Romo si fa intercettare e Longwell fissa il punteggio sul 20-3 (dalle 28 yard). A questo punto Favre fa ciò che vuole, compreso trovare ancora Rice che passeggia in end zone dopo aver salutato il proprio diretto controllore (45 yard pass), e quindi direttamente in end zone il te Visanthe Shiancoe, autore di una pregevolissima presa in tuffo per il 34-3 finale. Il ruolino dei due quarterback alla fine è emblematico: Tony Romo chiude con 198 yard guadagnate (molto al di sotto delle sue possibilità), con 22/35, 1 intercetto e ben 6 sack subiti (di cui tre portano la firma di Ray Edwards). Per Brett Favre 15/24 per 234 yard guadagnate, ma soprattutto 4 touch down di cui 3 per Sidney Rice (6 ricezioni per 141 yard).


Arizona Cardinals – New Orleans Saints 14-45
Comincia come un incubo la partita dei New Orleans Saints: prima azione dopo il kick off, palla per Hightower che trova un varco nella linea di scrimmage, dribbla le due safety e galoppa per 70 yard dritto dritto in end zone. Dopo diciannove secondi di partita. I Saints impattano con una corsa di 1 yard di Hamilton dopo un drive ben condotto da Drew Brees. La difesa dei Saints rimette le mani sul pallone: bel lancio di Warner per Jerheme Urban, cui viene scippato l’ovale per un fumble che rimette in moto l’attacco dei nero-oro. E sono ancora dolori: Breese ha ancora tanto tempo per lanciare e trova il biondo Shockey, pur claudicante per un infortunio, pronto e puntuale in end zone per l’appuntamento con un td-pass di 17 yard. Arizona subisce un durissimo colpo quando perde il forte cornerback Dominique Rodgers-Cromartie per infortunio ai legamenti del ginocchio, e la partita di fatto si chiude con la corsa di Reggie Bush che si smaterializza nel traffico e riappare in touch down dopo 45 yard di corsa. 21-7 e siamo ancora nel primo quarto. Warner si fa intercettare ma viene salvato da un facemask dopo il lancio, quindi Wells accorcia temporaneamente le distanze con una corsa di 4 yard (21-14), un flick-play culminato in un lancio di Breese per Henderson di 44 yard direttamente in end zone spegne ogni residua velleità dei cardellini. Prima dell’intevallo c’è tempo anche per un intercetto subito da Warner che viene spedito knockout da un devastante blocco nel secondo esatto in cui ha pensato di poter limitare il danno mettendo le mani sul defensive end Will Smith lanciato in corsa palla in mano. Quindi il divario si allarga con il lancio di 2 yard dell’inarrestabile Brees per Colston che vale il 35-14 che chiude il tempo. La seconda metà di gioco è praticamente tutta “garbage time”, con New Orleans che tocca quota 45 punti grazie ad un field goal di Hartley dalle 45 yard e un punt retourn di ben 85 yard firmato dal runningback Reggie Bush.


Baltimore Ravens – Indianapolis Colts 3-20
Molto più combattute, dicevamo, le due partite nella NFC. Non tanto nel punteggio quella tra Baltimore e Indianapolis, vinta dai favoritissimi Colts per 3-20, ma al termine di un match certamente non povero di emozioni e di grandi giocate, comunque dominato dalle difese.
Il primo quarto si chiude 3-3, con i field goal di Stover (dalle 44 yard) per i Colts e di Cundiff (dalle 25) per i Ravens. Nel secondo parziale dopo un coraggioso quarto tentativo e brividi convertito millimetricamente dai Colts, Manning partito sui bordi della red zone pesca in tuffo Collie per un td-pass di 10 yard di davvero pregevole esecuzione, quando il cronometro si ferma per il “two minuts warning”. C’è tempo per segnare ancora, e Baltimore ci crede. Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo tanta roba, e alla fine i Colts si ritrovano con la palla in mano sulle 40 yard offensive e ancora 54 secondi da giocare. Un’eternità. Un pass interference e un fallo personale di Lewis su Collie mettono Manning in condizioni favorevolissime, e Reggie Wayne non si fa pregare nel ricevere il lancio di 3 yard di Peyton Manning che vale il momentaneo 17-3. Nel terzo quarto ogni tentativo di Flacco e soci di riportarsi in partita non sortisce effetti e quando la difesa recupera palla intercettando Manning, il free safety Ed Reed commette una leggerezza facendosi soffiare il pallone dall’attacco di Indy. Baltimore non ha troppa fortuna perché Manning si fa intercettare ancora, ma l’azione è viziata da un (vistoso) pass interference che annulla tutto e nel quarto quarto una bella corsa di Ray Rice viene vanificata da un fumble, quando però siamo già sul 20-3 che sarà poi il punteggio finale, dopo il Fg di Stover dalle 23 yard che mette il sigillo al match.


New York Jets – San Diego Chargers 17-14
L’unica sorpresa di giornata arriva al termine di un match elettrizzante dai New York Jets, l’unica squadra proveniente dalle wild card giunta a giocarsi un posto al Superbowl. Per il qb rookie dei Jets Mark Sanchez è un sogno, per San Diego invece un autentico incubo. Non si può perdere di tre soli punti (17-14) dopo aver sbagliato la bellezza di tre field goal senza chiudere la stagione con grandissime recriminazioni. Il primo quarto si chiude 0-0, con le due difese in cattedra. Cosa che ci si poteva aspettare soprattutto dai Chargers, meno da NY. Sempre nel primo quarto c’è il primo field goal dei tre Fg falliti da Nate Kaeding, che ha vissuto probabilmente la sua più terribile serata in sei stagioni da professionista. Philip Rivers si sblocca quando ne ha finalmente l’occasione: arriva fino alla red zone dei Jets e scarica un bel lancio di 10 yard per il fullback Kris Wilson che vale il 7-0. Sul filo della sirena il secondo calcio toppato di Kaeding, un errore che avrebbe potuto incidere sull’inerzia del match.
I Jets a loro volta si sbloccano nel terzo quarto con un field goal di Jay Feely dalle 46 yard, poi sono ancora le difese a farla da padrona. Sanchez si fa intercettare - intercetto rocambolesco: lancio su una doppia copertura, il pallone viene deviato da un difensore e finisce nelle mani di Jammer - palla a Rivers che tre giochi dopo… si fa intercettare, e questa volta è ancora più rocambolesco: la palla sfugge di mano a Vincent Jackson, in tuffo: l’ovale gli rimbalza sul tallone e finisce in grembo a Darrelle Revis, che ringrazia. New York non ne approfitta immediatamente, ma San Diego può ripartire soltanto dalla propria red zone e un nuovo intercetto, questa volta firmato da Jim Leonhard, fa ripartire l’attacco dei Jets dalle 16 yard offensive. Un’occasione troppo grossa per non capitalizzare, soprattutto dopo lo sciocco fallo a gioco fermo di Philips che permette a Sanchez di mettere la freccia lanciando in scramble per 2 yard a Keller: punteggio ribaltato, 10-7 NY. Ancora una palla persa nell’ultimo quarto da Rivers, colpito alle spalle dal blitz del safety dei Jets, e ancora una volta palla in mano a Sanchez, che l’affida a un altro rookie, il runningback Shonn Greene che trova un varco, rompe un maldestro placcaggio del safety e termina in end zone la propria corsa di 53 yard. Mancano ancora sei minuti alla fine, praticamente tutta la vita per rimontare: San Diego si riporta dentro le 30 yard offensive e si affida ancora al calcio di Nate Kaeding, che fallisce per la terza volta, una tripletta negativa pesantissima. A 3’40 dalla fine è il punter dei Jets a correre un brivido, col suo calcio di allontanamento sfiorato in tuffo da un giocatore dello special team dei Chargers, a 2’36” Rivers trova Jackson che arriva sino a una yard dalla meta, ma pochi secondi dopo, senza fermare il cronometro, Rivers sfonda e segna il 17-20. Con poco più di 2 minuti da giocare San Diego tenta la carta dell’on side kick ma senza troppa fortuna, perché dopo una carambola la palla è tenuta dai Jets. Che si affidano alle corse per chiudere (al quarto tentativo, ancora brividi dunque) il primo down necessario per congelare il pallone sino allo scadere del tempo e ad accedere a una storica finale di Conference, contro Indianapolis.

 

TRAGEDIA A CHICAGO, MUORE IL DEFENSIVE END GAINES ADAMS
Gaines Adams, difensive end dei Chicago Bears, è morto all'età di appena 26 anni per arresto cardiaco, causato a quanto sembra da miocardiopatia dilatativa. Lo si è appreso da fonti medico-legali della Carolina del sud. Jim Coursey, coroner della Contea di Greenwood (dove viveva il giocatore), ha riferito che Adams si è sentito male e la sua compagna ha chiamato un'ambulanza. E' morto poco dopo l'arrivo in ospedale, verso le 8 di domenica ora locale (le 14 in Italia). I primi esami fatti sul corpo dell'atleta mostrano che egli aveva il cuore ingrossato, ma i risultati degli esami tossicologici si conosceranno solo tra qualche mese. I parenti del giocatore hanno riferito di non essere a conoscenza di patologie cardiache. Dopo aver giocato nella squadra della Clemson University, Adams era stato ingaggiato dai Tampa Bay Buccaneers nel 2007 (quarta scelta), per poi passare ai Chicago Bears nell'ottobre scorso. In questa stagione aveva giocato dieci partite.
Appena un mese fa il mondo della Nfl aveva pianto un’altra scomparsa, quella del ricevitore dei Cincinnati Bengals Chris Henry: aveva anche lui soltanto 26 anni.