Nfl, due regine per il Superbowl: New Orleans e Indianapolis
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Lunedì 25 Gennaio 2010

Minnesota Vikings - New Orleans Saints 28-31
Nel football americano spesso è una questione di centimetri. Di concentrazione e di caparbietà. Di coraggio più che di forza bruta. Un concentrato di emozioni come il quarto down tentato dai New Orleans Saints nel supplementare della finale di Conference contro Minnesota: da conquistare c’era una spanna di terreno, difesa con le unghie e con i denti da undici nerboruti vichinghi. Da conquistare c’era una spanna di terreno che separava New Orleans dal Superbowl. Alla fine il quarto down è stato conquistato, così un nuovo possesso per avvicinarsi alla distanza necessaria per calciare tra i pali un altro pallone decisivo. Altre yard da guadagnare, altro terreno da conquistare, come quella spanna che ha permesso ai Saints di non chiudere la stagione da incompiuta. Che ha permesso di continuare a lottare e di piegare la resistenza di una squadra che avrebbe meritato altrettanto un posto al Superbowl di Miami. Alla fine i Saints ce l’hanno fatta – ed è il primo Superbowl in 43 anni di storia - i Vikings invece ci riproveranno l’anno prossimo.
Minnesota ha menato le danze per tutto il primo tempo. Due volte in vantaggio, con una bella corsa di Adrian Peterson da 19 yard prima, con un siluro di 5 yard spedito dal quarantenne Brett Favre in mezzo al traffico della end zone direttamente nelle mani di Sidney Rice. Nel mezzo un lancio su una traccia corta di Drew Brees per il running back Pierre Thomas, trasformata in touch down da 38 yard grazie ad un monumentale blocco della guardia Jahri Evans. I Saint pareggiano grazie a un altro td-pass di Brees, che serve a Devery Henderson il pallone del 14-14. Quindi un hand-off sbagliato (il primo di ben 4 turnover che peseranno alla fine sulla partita di Minnesota) toglie ai Vikings l’opportunità di segnare ancora, col cronometro agli sgoccioli prima dell’intervallo.
Nel terzo quarto un rush di Thomas (9 yard) vale il sorpasso, ma Peterson (corsa di 1 yard, dopo una presa da antologia a una mano del Te Visanthe Shiancoe) tiene a galla Minnesota. Ma l’attacco viola incomincia ad essere in affanno. Favre, sotto pressione, lancia un intercetto, e poco dopo il Rb rookie Percy Harvin, chiuso dal muro difensivo dei Saints, torna sui suoi passi e commette un’ingenuità grande come una casa, un fumble che grida vendetta. Un possesso palla che inizia dentro la red zone avversaria è la manna per l’attacco guidato da Brees, che si autoregala, insieme a Bush, un td-pass di 5 yard che vale il 27-21. Un altro fumble dell’attacco dei Vikings (Berrian, dopo una ricezione in posizione molto, molto vantaggiosa) potrebbe mettere gli ultimi chiodi sulla bara di Minnesota, ma ancora Peterson (corsa di 2 yard) riporta il punteggio in parità nel quarto quarto: 28-28. Si va all’overtime, anche perché con il cronometro agli sgoccioli dal braccio di Brees parte un’anatra dall’ala spezzata che finisce nelle fauci di Porter, con 7 secondi ancora da giocare.
Nel supplementare i Saints faticano e non poco a muovere il pallone. Poi c’è il quarto down da brividi già raccontato, sulle 42 yard offensive, il gioco più importante non solo della partita ma dell’intera stagione per New Orleans. Thomas riceve palla dalle mani di Brees e vola in alto, scavalcando la linea e guadagnando lo stretto necessario per non consegnare la palla a Minnesota. Si va avanti ancora, un pass interference aiuta i Saints ad arrivare a distanza da field goal e il piedone di Hartley dalle 40 yard non fallisce, e scaglia l’ovale in mezzo al diapason, per la gioia dei tifosi di New Orleans.

 

 

New York Jets – Indianapolis Colts 17-30
Da una parte un qb alla prima stagione in Nfl (Sanchez), dall’altra una vecchia volpe come Peyton Manning, al dodicesimo anno nei Pro. Dall’altra una squadra arrivata alla post season in maniera rocambolesca e proveniente dalle wild card, ma molto molto motivata, dall’altra la squadra grande favorita per la vittoria nella Nfc e forse anche per il Superbowl. Da una parte insomma i New York Jets e dall’altra gli Indianapolis Colts, che hanno dato vita ad una finale di Conference decisamente carica di significati e anche emozionante, almeno per due quarti e mezzo. Anzi, i Colts nel primo tempo sono stati messi alle corde dalla difesa dei Jets e Sanchez ha confezionato un vantaggio su cui probabilmente nessuno avrebbe scommesso. Fino a 2 minuti dall’intervallo lungo. Ed è qui che la partita cambia volto, dopo che i Jets si portano sul 17-6 ma si trovano costretti a lasciare a Manning la palla per mettere a segno punti. Contenere il two minuts offense di Indianapolis avrebbe potuto dare ai Jets un vantaggio psicologico da mettere in campo nella ripresa, per riuscire a conquistare l’impresa al .
Ma le cose sono andate diversamente.
Raccontiamo comunque la succosa cronaca dell’incontro. Peyton Manning capisce subito che la strada sarà in salita, sotto la grandissima pressione di New York. Sanchez muove il pallone e viene aiutato dai ricevitori a confezionare buone giocate. I Jets potrebbero mettere in cascina il primo fieno ma un field goal (il primo e purtroppo non l’ultimo di Feely) finisce a lato, dopo una traiettoria beffarda. A sbloccare il risultato è comunque un calcio, messo a segno dal dirimpettaio Stover dalle 25 yard nel secondo quarto. La squadra della Grande Mela si sblocca con uno straordinario td-pass di Sanchez per Braylon Edwards (unica ricezione in partita ma dannatamente bella) da 80 yard, il gioco più lungo terminato con un touch down nella storia della post season dei Jets. Indy arriva ancora a un passo dalla segnatura, ma viene respinta indietro. È ancora una questione di centimetri, una manciata di centimetri a fare la differenza. Questa volta però i Colts si accontentano di segnare un nuovo field goal, in fondo c’è tanto ancora da giocare. Ma la partita è per il momento in mano a New York, che con un trick play (lancio del runningback Smith per 45 yard di guadagno) si riporta in condizione di segnare, e lo fa con una ricezione di 9 yard di Dustin Keller (14-6). Indianapolis è in difficoltà (fumble di Addai) e Feely, Fg di 48 yard, allunga ancora: 17-6 a 2 minuti dalla fine del secondo quarto. Ma a Peyton Manning basta appena la metà del tempo per suggellare un grande drive con un grande lancio in end zone per Collie, uno dei terminali preferiti. L’inerzia della partita cambia in questo preciso istante, ed è un po’ come se la Corrente del Golfo si mettesse a girare al contrario: le conseguenze sono pesanti per New York, malgrado il vantaggio in mano (17-13). Il gioco aereo di Indianapolis si sblocca e sono dolori. Un lancio di 4 yard per Pierre Garcon vale il sorpasso nel terzo quarto, quindi nell’ultimo parziale c’è solo un piccolo brivido per i padroni di casa con Reggie Wayne che perde il pallone dopo una ricezione ma ci finisce sopra recuperando il fumble. La difesa dei Jets pian piano si spegne e così la partita: il td-pass di 15 yard di Manning per Clark è (quasi) ordinaria amministrazione, 27-17, quindi c’è tempo per un field goal di Stover che arrotonda il punteggio e per un intercetto, il primo di questa post-season, del comunque ottimo Sanchez (con oltre 300 yard lanciate), che equivale alla bandiera bianca sventolata dal fortino dei Jets. Per la quarta volta i Colts vanno al Superbowl.

 

TROPPE BOTTE QUEST'ANNO: TOM BRADY (PATRIOTS) RINUNCIA AL PRO BOWL. LO SOSTITUISCE SHAUB
Tom Brady non prenderà parte al Pro Bowl. I New England Patriots hanno fatto sapere che il quarterback, tre volte vincitore del Super Bowl, ha deciso di non partecipare alla partita che annualmente, dopo il Superbowl, mette di fronte i migliori giocatori del campionato Nfl in seguito ai controlli medici effettuati dopo l'eliminazione dai playoff. Brady ha giocato tutte le 16 partite della regular season nonostante infortuni alle costole e ad un dito. Il posto del quarterback dei Patriots nella selezione della American Football Conference sarà preso da Matt Schaub, leader dell'attacco dei sorprendenti Houston Texans.