Genova, notte di follia e violenza: Italia-Serbia sospesa, un calcio allo sport
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Mercoledì 13 Ottobre 2010

Iniziata con 35 minuti di ritardo, dopo sei minuti di gioco la partita è stata interrotta dall'arbitro, lo scozzese Craig Thomson, mentre tifosi serbi col volto coperto hanno continuato a lanciare fumogeni, petardi e altri oggetti. Le telecamere Rai hanno ripreso a lungo un capo tifoso, maglietta nera, braccia tatuate e passamontagna sul volto, che seduto sulla barriera che separa gli spettatori dal campo ha continuato indisturbato con attrezzi a tagliare la rete di protezione che impedisce il lancio di oggetti in campo. I tifosi italiani hanno fischiato l'inno serbo prima del match in un'atmosfera di crescente tensione. Un prologo nel pomeriggio si era visto quando il portiere serbo Vladimir Stojkovic ha rifiutato di scendere in campo, dopo esser stato bersaglio di un'aggressione e minacce da parte di connazionali, che lo considerano un traditore perché, dopo aver militato nella Stella Rossa Belgrado, lo Sporting Lisbona lo ha ceduto in prestito ai rivali del Partizan. Dopo la sospensione i giocatori di entrambe le nazionali sono stati fatti rientrare per alcuni minuti negli spogliatoi, e mentre gli organizzatori stavano decidendo il da farsi agenti in tenuta anti-sommossa sono entrati in campo. Poi l'arbitro ha deciso di sospendere definitivamente l'incontro. "Tutta Europa ha visto la disgrazia e la vergogna gettata sulla Serbia da tifosi che ci hanno tenuti assediati per due giorni in albergo", ha commentato Tomislav Karazdic, presidente della federazione calcio serba. "Abbiamo avuto informazioni che questi tifosi sarebbero venuti qui con l'intenzione di costringere a sospendere l'incontro e le abbiamo comunicate alle autorità italiane. Spetta ora al governo serbo lanciare una rapida inchiesta e individuare chi ha reclutato questi giovani per venire qui e provocare disordini, perché questo è un atto di aggressione che va oltre il calcio". "C'è molta delusione, c'è grande amarezza. Il campo era pieno di ragazzini con un sacco di entusiasmo", ha commentato l'allenatore azzurro Cesare Prandelli. L'Uefa assegnerà ora probabilmente la vittoria a tavolino all'Italia per 3-0, rilanciandola in testa al girone di qualificazione per gli Europei 2012. Mentre la Serbia, che ha visto pregiudicate le sue possibilità, sarà colpita da sanzioni. “Sono stati momenti difficili – spiega il direttore generale della Figc Valentini -. La partita è iniziata perché è l’arbitro l’unico competente a giudicare sulla sicurezza dei giocatori in campo”. E già ci sarebbe da chiedersi se c’era bisogno di iniziare la gara per capire che il pericolo era reale. Non sarebbe forse opportuno un intervento immediato da parte dell’Uefa? Il suo compito inizia dopo, come spiega ancora Valentini: “Ora la palla passa al delegato Uefa, che dovrà fare rapporto, scrivere tutto quello che ha visto e sentito. Quello che è successo è sotto gli occhi di tutti. La Polizia ha fatto un ottimo lavoro per contenere l’ira dei teppisti servi, abbiamo fatto tutto quello che era possibile fare per giocare la gara”. Certo, si trattava di veri e propri ‘specialisti’: “Si sa che i tifosi serbi non sono dei gentiluomini – ha commentato il sottosegretario agli Esteri Mantica, da Belgrado, dove è in visita ufficiale – ma quanto è accaduto è grave, soprattutto in un momento in cui la Serbia ha bisogno del massimo consenso per entrare nell’Ue”. Un consenso difficile da ottenere visto che già nell’ottobre 2009 la Fifa minacciò penalizzazioni in caso di nuove violenze da parte dei gruppi più radicali al seguito della Serbia. Tuttavia lo stato d’allerta non era comunque alto, come spiega il responsabile della sicurezza della nazionale Massucci: “Eravamo consapevoli di dover gestire una gara a rischio, tuttavia non ci aspettavamo questo livello di aggressività”. Massucci che poi però passa al contrattacco: “Questa gente non deve neanche arrivare nella città dove si gioca. Il compito di fermarli spetta al Paese che organizza l’evento, ma anche a quello di provenienza che avrebbe dovuto impedire la partenza, così come facciamo noi: impediamo di acquistare il biglietto a chi non ha i requisiti per assistere all’evento o quanto meno lo segnaliamo alle autorità competenti e mandiamo qualche nostro poliziotti”. Il bilancio definitivo dei violenti incidenti, protrattisi anche fuori dallo stadio fin oltre le due di notte, è di 10 arresti e 20 feriti, di cui 2 carabinieri e gli altri tutti serbi. Sono decine gli hooligan denunciati, oltre cento quelli identificati. Tra gli arrestati c’è anche l’uomo che, tronchesi in mano, ha tagliato la rete della gabbia dove erano confinati gli ultras all’interno dello stadio. "Ivan", questo il nome di battaglia del capo ultrà serbo che ieri sera ha guidato la guerriglia allo stadio di Marassi, era nascosto nel vano motore di un pullman di tifosi serbi. Le forze dell’ordine che lo hanno arrestato stamani alle 3, lo hanno identificato attraverso una data tatuata sull’avambraccio. Dei 20 feriti che hanno fatto ricorso alle cure mediche presso gli ospedali genovesi, uno è ricoverato a scopo precauzionale. La polizia autostradale nella notte ha predisposto un piano di evacuazione dei pullman di tifosi serbi, e il deflusso si è completato regolarmente.