Addio ad Enzo Bearzot il Ct più amato di sempre
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Martedì 21 Dicembre 2010

I baffi di Bergomi, il tuffo di Dino Zoff sulla riga di porta che nei minuti finali salva il risultato in quell’indimenticabile 3-2 al Brasile. L’esultanza di Sandro Pertini. E poi lui, Enzo Bearzot, portato in trionfo, in un’immagine da copertina. Da francobollo. E ancora lui, Enzo Bearzot, con la sua pipa. Con la sua calma serafica d’altri tempi, con il suo sguardo da friulano, serio, concreto ma con un velo di gioia perennemente nascosto lì sotto.
Un lungo preambolo perché questa volta facciamo davvero fatica a scriverla, la notizia: Enzo Bearzot ci ha lasciati. Aveva 83 anni. Era nato ad Aiello del Friuli il 27 settembre 1927.

È stato il Commissario Tecnico del Mundial, il mondiale di Spagna nel 1982, quello vinto contro ogni pronostico, quello del primo silenzio stampa della storia, contro le polemiche dei giornali che sparavano ad altezza d’uomo. Quello dei tre pareggi consecutivi nella prima fase, del 2-1 all’Argentina, del 3-2 al Brasile, del 2-0 alla Polonia e del 3-1 nella finalissima alla Germania. L’impresa irripetibile, il titolo più bello in assoluto tra i quattro vinti dall’Italia.

Enzo Bearzot è stato il Ct azzurro che ha collezionato più panchine, ben 104, contro le 97 di Vittorio Pozzo. Dopo una carriera di giocatore come mediano, nelle fila di Pro Gorizia, Inter, Catania e Torino (251 presenze in serie A, 1 in azzurro da giocatore), entrò nella storia della nazionale, come Ct, nel 1975. Ai Mondiali in Argentina nel 1978 costruì una squadra meravigliosa, scoprì e lanciò giovani di belle speranze che divennero campioni: Tardelli, Cabrini, Rossi. Quell’Italia si classificò quarta ma fu probabilmente la nazionale più forte di tutti i tempi, anche più di quella dell’82. Nel 1980 all’Europeo casalingo fu ancora quarto posto. Poi il capolavoro spagnolo e la parabola discendente, con la delusione del 1986 in Messico (fuori agli ottavi con la Francia di Platini) che non priva di un grammo il peso di Bearzot nella storia della nazionale. E poi allora il calcio era già cambiato: troppi quattrini, troppa popolarità, troppe pressioni.
Così il “Vecio”, come era universalmente soprannominato, sparì dal giro.
Per entrare nel mito del calcio italiano.

 

VIDEO DELLA FINALE DEL MUNDIAL 82: BEARZOT IN TRIONFO